Il processo penale italiano cambia: i punti salienti della riforma

E’ argomento scottante di queste settimane la Riforma del processo penale proposta dal Governo e approvata prima dalla Camera dei Deputati nel settembre 2015 e, poi, il 15 marzo scorso, dal Senato ma con un maxi emendamento che impone, in virtù del meccanismo costituzionale della cd “navetta”, la riproposizione del testo modificato alla prima Camera.

Sono tante le novità, e anche piuttosto rilevanti, che questo ddl penale introduce, suscitando infatti il malcontento, con riferimento a disposizioni diverse, sia degli avvocati penalisti (in sciopero nei giorni scorsi) in particolare per l’allungamento della prescrizione,  sia dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) che ha definito “contraddittoria e irrazionale” l’introduzione di un termine di 3 mesi dalla conclusione delle indagini preliminari, per i pubblici ministeri, per esercitare l’azione penale o chiedere l’archiviazione.

Francesco Minisci, segretario dell’Associazione Nazionale dei Magistrati e pm della procura di Roma, ha infatti dichiarato a Il Fatto Quotidiano: “Migliaia di processi penali passeranno dalle procure alle procure generali. Per capirci, facciamo l’esempio della procura di Roma dove lavoro. Siamo 90 pm, 9 procuratori aggiunti e il procuratore. Con questa nuova norma il lavoro che non riescono a fare 100 magistrati, dovranno farlo 23 magistrati della procura generale. È evidente che si creerà un imbuto presso le procure generali e i processi andranno tutti in prescrizione”.

Gli avvocati penalisti, dal canto loro, hanno scioperato dal 20 al 24 marzo e hanno già previsto ulteriori scioperi per metà aprile.

 

Duro il commento, a La Repubblica, dell’avvocato torinese Roberto Trinchero che denuncia addirittura modalità antidemocratiche nell’approvazione della riforma: “La mobilitazione è stata decisa perché, prima ancora dei contenuti della riforma, che incidono in maniera diretta e penetrante sulla natura stessa del processo penale, distorcendo gravemente il modello accusatorio del giusto ed equo processo, non concordiamo con il metodo con cui è stata approvata in Senato. Il Ddl è stato in discussione due anni, tra ipotesi, critiche e suggerimenti e quando si è fermato in Senato il governo ha messo la fiducia per farlo votare: non è accettabile che riforme che toccano diritti e garanzie dei cittadini vengano approvate bypassando i principi della democrazia”.

Ma analizziamo ciascun punto saliente della riforma per meglio comprendere la proposta del Governo e le ragioni delle due diverse “fazioni” del processo:

SOSPENSIONE DEL TERMINE DI PRESCRIZIONE.
Dopo la sentenza di condanna di primo grado sono introdotte “parentesi di sospensionedei termini di prescrizione: 3 anni in totale (18 mesi tra primo grado e appello e 18 mesi fra appello e Cassazione).
In questo modo i giudizi di impugnazione hanno il tempo di essere svolti senza rischio che gli avvocati agiscano con l’obiettivo di raggiungere la prescrizione, facendo allungare i tempi del processo, piuttosto che dimostrare l’innocenza del proprio cliente.
E’ pur vero, però, che l’art. 111 della Costituzione sul ‘giusto processo’, nella parte in cui prevede tempi ragionevoli per la durata del processo, rischia di essere legittimamente trascurato.

TERMINE DI TRE MESI PER IL P.M.
Con modifica all’art. 407 c.p.p. e l’aggiunta allo stesso di un comma 3 bis, la riforma prevede per il pubblico ministero, giunto al bivio tra esercizio dell’azione penale, e quindi richiesta di rinvio a giudizio, e richiesta di archiviazione al GIP, un termine di tre mesi dalla scadenza del termine massimo delle indagini preliminari, entro il quale deve intraprendere, scegliere una delle due vie.
Il p.m., però, può chiedere la proroga di tale termine per altri tre mesi, o addirittura quindici mesi per i reati più gravi, al procuratore generale presso la Corte d’Appello che lo accorda con decreto motivato.
Se queste nuove disposizioni non sono rispettate, all’art. 412 si aggiunge, fra i casi di avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale, anche la possibilità per il procuratore generale della corte d’appello di avocare in violazione da parte del p.m. del termine di tre mesi.

DELEGA SULLA DISCIPLINA DELLE INTERCETTAZIONI.
Punto focale del ddl penale è la delega che il Governo si prende sulla materia molto delicata delle intercettazioni.
L’obiettivo che intende realizzare il Governo, che traspare dallo stesso testo della riforma, è quello di impedire la pubblicazione sui giornali di dati provenienti da intercettazioni che riguardano fatti o persone estranee alle indagini, come al giorno d’oggi frequentemente accade.
E’ per questo che il p.m. coinvolto dovrà escludere dalla documentazione da inviare al giudice, a sostegno della richiesta di misura cautelare, tutti gli atti e dati “irrilevanti” ai fini delle indagini: questi saranno conservati in apposito archivio riservato a cui la difesa  dell’imputato potrà accedere per esaminare o ascoltare ma non per chiederne copia.

VIRUS TROJAN PER REATI DI MAFIA E TERRORISMO.
Il famigerato e ampiamente discusso virus informatico in grado di spiare, in modo estremamente invasivo, conversazioni, dati, movimenti di un individuo con i suoi device (smartphone, pc…) sarà oggetto di disciplina da parte del Governo, vista la delega accordata allo stesso nel testo del ddl penale. Sono tanti i limiti imposti dal Parlamento all’esecutivo: in particolare, l’utilizzo di questo strumento d’indagine sarà previsto solo per reati di mafia e terrorismo.

SI ALLUGANO I TEMPI PER L’OPPOSIZIONE DELLA PERSONA OFFESA.
Quando il p.m., a seguito di indagini preliminari che non lo avessero convinto a proporre rinvio a giudizio, chiedeva l’archiviazione al GIP, la persona offesa aveva diritto ad un termine di 10 giorni per proporre l’opposizione con richiesta contestuale di prosecuzione delle indagini e nei casi di reato consistente in violenza sulla persona tale termine aumentava a 20 giorni.
Con la riforma e la modifica all’art. 408 ai commi 3 e 3bis in particolare, il termine di 10 giorni diventa di 20 giorni, mentre quello per casi di violenza diventa di 30 giorni.

Ultimo aspetto importante di questa riforma, sebbene, però, incida sulla disciplina penale sostanziale e non sulle dinamiche del processo, è l’inasprimento delle sanzioni per alcuni reati gravi cioè furto in abitazione, rapina e voto di scambio.

Francesca Ranieri