“Open Science, open to the world”, il laboratorio UniTo al SalTo 2017

Mercoledì 22 marzo 2017 al Campus “Luigi Einaudi” si è svolto l’incontro di presentazione con gli studenti del laboratorio che quest’anno si occuperà dell’organizzazione dell’area dell’Università all’interno del Salone del Libro 2017.

Open science, open the world” è il titolo dello spazio espositivo dell’Università e verrà gestito ed organizzato dagli studenti universitari da tutto il Piemonte attraverso una collaborazione interdisciplinare con l’Incubatrice per l’Imprenditorialità Creativa e Culturale. Il laboratorio si articola su quattro fasi: formazione degli studenti, progettazione dell’Open Science, gestione dello spazio all’interno del Salone e, alla fine, analisi e bilancio delle attività svolte.

Il professore Germano Paini, all’inizio della presentazione, ha voluto spiegare il perché di questo titolo. Perché “scienza aperta”? Tradizionalmente, l’innovazione era rappresentabile con una triplice elica composta da: accademia, pubblica amministrazione e aziende. Questo concetto, però, non è più applicabile alla realtà contemporanea anche grazie alla proliferazione di soggetti di innovazione e la crisi tra i protagonisti tradizionali della triplice elica. L’innovazione si sta aprendo e si deve aprire ancora di più e si deve rivolgere dove è ancora poco presente, come l’Africa e l’America Latina. All’interno della conferenza diversi professori sono intervenuti per suggerire delle tracce di lavoro, ma non solo: dopo l’intervento iniziarle del professor Paini, la parola è passata a Mario Montalcini, presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, che si sta occupando del rilancio del Salone dopo le dispute con Milano.

Il progetto potrebbe essere un’ottima opportunità per gli studenti. Ci sono però delle questioni che lasciano di che pensare. Sopra ogni cosa l’ammontare di ore richieste per la realizzazione del progetto: 300 ore nell’arco di due mesi scarsi, di cui 240 da passare nei locali dell’Incubatrice e nei giorni del Salone e le altre 60 di “compiti per casa”. Alla effettiva presenza del 75% delle 240 ore verrà rilasciato un attestato che potrebbe essere riconosciuto per il totale di 6 CFU. Un impegno piuttosto ingombrante per uno studente, tenendo poi conto che per molti è prevista una sessione esami per il mese di Aprile. Il secondo punto che potrebbe lasciare qualche perplessità è il corso di formazione: sono state previste due mattinate scarse per questa parte. Tenendo conto che il Laboratorio è aperto a qualsiasi corso di qualsiasi Università piemontese, è plausibile che diversi studenti possano non aver mai avuto un’opportunità simile e un corso di formazione così breve, per quanto dettato dalla vicinanza dell’evento, potrebbe non essere efficace nel fornire tutti gli strumenti adatti. Si rischia di far intraprendere un percorso lavorativo piuttosto oneroso senza neanche puntare su quelli che dovrebbero essere gli obiettivoi primari di una attività del genere all’interno di un’Università: la formazione e l’acquisizione di competenze.

Poco tempo, tanto lavoro, una formazione forse insufficiente: le basi per questo Laboratorio potrebbero non essere ottimalim ma ne avremo triste conferma o una piacevole smentita solo dopo il Salone del Libro.

Emilia Scarnera

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