Jet e Psicologia: Intervista a Tim Davies

Fast Jet performance è un blog che ha raggiunto una certa fama negli ambienti legati all’aviazione inglese. Tim Davies, della Royal Air Force, racconta esperienze della sua carriera per esplorare la psicologia umana, e ne ricava spunti utili a chiunque, nella vita di tutti i giorni. Lo abbiamo contattato per una breve intervista.

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(fonte: Archivio FJP)

Prima di tutto, ci parli un po’ della sua carriera
A 24 anni, fresco di laurea in ingegneria, mi sono arruolato nella Royal Navy. Durante il mio addestramento, dismisero i caccia imbarcati, e fui trasferito nella RAF. Dal 2003 al 2007 ho combattuto in Iraq. Sono poi diventato istruttore di volo, nella fase di addestramento avanzato. Dopo un turno di servizio in Afghanistan, sono stato inserito nella commissione d’inchiesta sulla morte di un mio collega e amico, deceduto volando con i Red Arrows [Simili alle Frecce tricolori NdR]. Ora insegno presso la RAF Valley, in Galles, formando allievi e nuovi istruttori.

Quando ha realizzato che la sua esperienza poteva essere utile anche fuori dal mondo aeronautico?
Durante l’indagine sull’incidente a cui accennavo, mi sono occupato molto di Fattore Umano e psicologia. Nella RAF siamo molto abili nel riconoscere i nostri errori, ma potremmo fare di meglio. Mi sembrava che i piloti non si preoccupassero fino ad incidente già avvenuto, e ho inizato a scrivere della vita nel cockpit cercando di destare l’interesse dei miei colleghi. Solo dopo ho realizzato che un pubblico al di fuori dei militari ne traeva lezioni più che utili.

Il successo di FJP le ha portato una seconda carriera come consulente e formatore. Come è riuscito a conciliarla con il servizio militare?
Ricevo molte richieste per consulenze e seminari, ma scelgo con cura, quindi non è un problema. Se penso di non poter essere utile al pubblico, non accetto. Mi piace molto parlare ai giovani, guidandoli a formarsi un’idea di come il mondo funziona, e per me è una fortuna poterli aiutare.

Parla spesso del valore formativo del fallimento. Può spiegare meglio cosa intende?
Noi piloti falliamo continuamente. E lo facciamo perché comprendiamo che solo tramite il fallimento possiamo imparare e raggiungere il successo. Può essere difficile, soprattutto per l’idea che la società ne trasmette. Ma è necessario per essere più capaci e sicuri.

Qual è stata la più grande prova che ha dovuto affrontare?
Sicuramente tornare in volo dopo aver perso dei colleghi, quando famiglia e amici avrebbero preferito che mi ritirassi. Anche combattere in conflitti che personalmente non approvavo è stato molto duro.

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(fonte: Archivio FJP)

 

Ripensando alla sua carriera accademica, cosa consiglierebbe agli studenti che ci leggono?
Pensate sempre a come applicare in futuro quello che imparate. Cosa potreste portare al mondo studiando una data materia? Non saranno i soldi a darvi la felicità, ma portando qualcosa di valore nella vita delle persone vi arricchirete in molte altre maniere. Concentratevi sul realizzare qualcosa di valido, e non sbaglierete mai.

Mauro Antonio Corrado Auditore