Blue Whale Challenge: Quel Pazzo Gioco Suicida Partito Dalla Russia.

Prima di leggere questo articolo, la redazione di The Password vuole precisare di non essere associata in alcun modo alla Blue Whale Challenge e di voler scoraggiare questo tipo di sfide. Invitiamo oltretutto a fare attenzione al comportamento di amici e parenti, e di chiamare il numero verde del centro di prevenzione suicidi 800180950, o di accompagnare l’interessato in ospedale dove riceverà adeguate cure.

Da qualche anno, la cultura dell’autolesionismo e del suicidio è stata sempre più romanticizzata: chiunque sia stato adolescente nei primi anni 2000 ricorderà gli emo, magari ne avrà fatto parte e si ricorderà di come la sofferenza interiore fosse parte di tale movimento. Più avanti, con l’avvento di Tumblr, le foto di braccia o gambe tagliate da lamette sono diventate virali: senza entrare nel merito della questione, possiamo dire con certezza che molte di queste fotografie fossero una richiesta di attenzioni, non solo una mera espressione di malessere interiore.

Anche 13 Reasons Why, serie tv prodotta dalla cantante Selena Gomez, è stata fortemente criticata, suscitando critiche da parte di insegnanti e genitori. Dopo il suicidio della protagonista, infatti, sono pervenute tredici cassette contenenti le ragioni per cui ella ha ritenuto di dover compiere un tale atto estremo. La serie tende a far sembrare il suicidio come un atto di vendetta, dandogli un’interpretazione eccessivamente romantica. Il nuovo trend -che secondo stime non ufficiali avrebbe già mietuto più di 300 vittime tra i giovanissimi- è la Blue Whale Challenge.

La Blue Whale Challenge

Nonostante ancora non si sia certi circa la veridicità di questa notizia, sembra che una nuova sfida stia diventando virale tra i giovanissimi: la Blue Whale Challenge, chiamata così a causa delle morti di massa delle balene spiaggiate. Prendono parte a tale “gioco” (termine da usare con cautela per ogni challenge che implichi la lesione propria o altrui) preteens teens -dai 10 ai 17 anni di età- che entrerebbero in chatrooms o gruppi appositi sui social.

Dopo aver contattato il responsabile del gruppo, a essi verrebbero affidati compiti dapprima innocui, come svegliarsi nel mezzo della notte o guardare film horror tutto il giorno, da provare con foto o video. Ma la Blue Whale non si concluderebbe qui, e in un crescendo di sfide sempre più dannose (che comportano atti di autolesionismo), è chiesto, l’ultimo giorno, il suicidio.

Ci sarebbero prove di ricatti e ritorsioni nei confronti dei giovani che non vogliono continuare la challenge da parte del curatore, la persona in carica di affidare le sfide quotidiane. Anonymous Europe ha dichiarato guerra alla challenge e avrebbe già fatto eliminare numerosi profili social, trovando alcuni dei responsabili del gioco. Good Guy Anonymous Strikes Again!

Parallelismi con Black Mirror e Nerve

La Blue Whale Challenge potrebbe richiamare diversi precedenti letterari e cinematografici. La serie tv Black Mirror rimanda in numerosi episodi a blackmailing online e tasks da compiere, ma probabilmente ciò che più si avvicina alla Blue Whale, è Nerve. Il nuovo film con Emma Roberts, ricorda spaventosamente la challenge. Tratto dall’omonimo libro, esso racconta di Vee Demonica, la protagonista, che si unisce a un social game all’apparenza innocuo in cambio della promessa di soldi e fama. Inizialmente facili e divertenti, le sfide per ottenerli si fanno progressivamente più rischiose, e quando Vee cercherà di uscire dal gioco, si scoprirà prigioniera di esso.

Non è MAI un gioco!

Desideriamo ribadire che ogni atto volto alla lesione propria o altrui, anche se presentato come tale, non è un gioco. Non esitate a contattare le autorità o il numero di prevenzione suicidi se vedete comportamenti sospetti in amici o parenti.

Elisa Napolitano