L’amicizia secondo InuYasha

Numerosissimi anime shōnen (per i laici, “cartoni animati giapponesi rivolti a ragazzi”) hanno la stessa struttura di trama: in un mondo fantasy/avventuroso/futuristico un gruppo di ragazzi svolge una quȇte, ossia un viaggio alla ricerca di qualcosa, durante il quale non solo il gruppo si compone e si affiata, ma si assiste anche a una crescita personale dei protagonisti. In genere i personaggi all’inizio della storia non si conoscono, ognuno di loro ha una propria individuale ragione per svolgere la quȇte. Fra i componenti del gruppo spicca il protagonista, che è un primus inter pares: magari eccelle rispetto agli altri, magari è il collante del gruppo, ma non è indispensabile né per gli altri né per il viaggio.

490753074b26d15aa567d2e19e619735Un esempio per tutti è Inuyasha, anime tratto dal manga di Rumiko Takahashi. Nel Giappone medioevale e popolato da demoni, un gruppo di giovani parte alla ricerca della Sfera dei Quattro Spiriti, magico artefatto in grado di donare immenso potere a chi lo possiede. L’obiettivo del gruppo non è tanto quello di possedere l’oggetto, bensì di strapparlo a Naraku, malvagio demone che ha rovinato la vita di ciascuno dei personaggi.

Ebbene, è interessante provare a delineare il concetto di amicizia che risulta da queste storie, che molto spesso ci hanno fatto battere il cuore.

Amici come compagni di viaggio. Anche se non viviamo in un mondo fantastico e non dobbiamo combattere contro mostri e demoni, ognuno di noi svolge una quȇte. La vita stessa è una ricerca, ci poniamo degli obiettivi, dobbiamo affrontare ostacoli che spesso ci cambiano… Farlo da soli può essere difficile e faticoso. Altra cosa è farsi accompagnare lungo il cammino da persone che sentiamo vicine, in modo da sostenerci a vicenda e da coprirci le spalle quando necessario.

Amicizia come gruppo. Spesso noi occidentali ci riferiamo all’amicizia come al rapporto esclusivo fra due persone. Queste storie, invece, mostrano l’amicizia come un rapporto plurilaterale: un contesto in cui essere finalmente se stessi, che porta sensazioni di serenità e di protezione. Una famiglia, insomma. Ovviamente ognuno avrà un particolare rapporto con ogni membro, ma quello su cui si pone l’accento è la comunanza e l’affiatamento del gruppo.

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Amicizia come uguaglianza. Come abbiamo già detto, il protagonista non è altro che un punto di riferimento tra persone del suo stesso livello. Spesso, nella letteratura occidentale, vediamo il protagonista un gradino più in alto rispetto agli altri e solo ad affrontare le sue sfide. Qui, invece, abbiamo un concetto di amicizia che non porta desiderio di prevaricazione, bensì accettazione delle altrui specialità e abilità, con la consapevolezza delle proprie.

Amicizia come spontaneità. Ci sono difetti, peculiarità o situazioni personali che tendiamo a nascondere, perché non sarebbero compresi dagli altri, o perché addirittura ci metterebbero in una brutta posizione. Amicizia è quel contesto dove essere se stessi: gli amici conoscono i nostri difetti e la nostra storia, li accettano, e talvolta trovano un punto di forza laddove gli altri vedono solo negatività. In questo anime, il protagonista Inuyasha è un mezzodemone, nato da madre umana e da padre demone: questa sua condizione gli vale il disprezzo sia del mondo dei demoni che di quello degli umani. Gli altri personaggi del suo gruppo, al contrario, apprezzano ciò che lui è e pongono fine alla sua solitudine.

È probabilmente vero che un rapporto di amicizia così descritto sia tanto bello quanto raro. Ma proprio nella sua rarità dobbiamo coglierne la preziosità: l’amicizia non è un sentimento facile, perché implica altruismo ed empatia. A differenza dell’amore, non ci frutta una felicità dirompente, bensì una più tranquilla serenità. Spesso prevede il dare con l’incognita circa il ricevere. È quindi qualcosa di complesso e di intrinsecamente positivo.

Silvia Gemme