Piovono muri

muroOrmai sono qui in Ungheria da circa un mese e mezzo, giorno più giorno meno, e da quando sono arrivata ho già dato due notizie in radio in merito alle “barriere” e ai metodi di contenimento dei profughi che transitano per la rotta balcanica.
Il presidente Viktor Orban ha recentemente annunciato che entro la fine di maggio sarà completata la seconda barriera al confine con la Serbia, barriera che consisterà in una recinzione coronata da filo spinato, il cui scopo è di impedire che ulteriori ondate di migranti  invadano l’Ungheria.
Poche settimane fa il Parlamento ungherese ha emanato una legge sulla detenzione dei migranti, in attesa del riconoscimento del diritto di asilo politico, in container militarmente sorvegliati al confine con Serbia e Croazia.

L’Unione Europea si è immediatamente espressa contro queste decisioni che violano palesemente la Carta dei diritti dell’uomo e le ultime disposizioni europee in materia di accoglienza e spartizione dei profughi siriani.
Si tratta di un comportamento tutto magiaro, oppure Orban è solo il meno ipocrita in questa complicatissima situazione?

Se diamo uno sguardo alle ultime e alle prossime scadenze elettorali europee, noteremo come il rifiuto di occuparsi dei profughi provenienti dal medio oriente sia materia comune in quasi tutti gli stati europei: Geert Wilder, leader del PVV (Partito per la libertà) olandese che ha recentemente perso le elezioni, si scagliava vigorosamente contro la politica di accoglienza licenziata dal Parlamento Europeo; Marine Le Pen non ha mai fatto mistero di rivolere una Francia dei francesi, e anche in casa nostra la Lega si è sempre mostrata contraria ad accogliere i migranti al grido di “aiutiamoli a casa loro”.

Siamo stati tutti molto coraggiosi nel criticare il muro che Trump vuole ampliare al confine col Messico, ma anche molto veloci nel dimenticare i nostri di muri, come ad esempio:

  • il primo mura tra Ungheria e Serbia, a cui presto se ne aggiungerà un secondo;
  • il muro tra Macedonia e Grecia, lungo 1.5 km sovrastato da filo spinato;
  • tra Bulgaria e Turchia, una barriera lunga 30 km, che nei piani originali doveva raggiungere i 160 km;
  • tra Melilla e il Marocco, che risale al 1990;
  • tra la parte greca di Cipro e quella turca, una linea di divisione lunga quasi 200 km che spezza in due la capitale Nicosia dal 1974.

Siamo circondati da muri, fisici e non, eppure continuiamo a costruirne.

Cecilia Marangon