Jodi Picoult: La custode di mia sorella

“Oggi si tratta di un rene. Domani sarà qualcos’altro. C’è sempre qualcos’altro.”

Qual è il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Fino a che punto si può sacrificare la vita di una persona pur di salvare quella di un’altra? E la possibilità di scegliere – ammesso che si sappia cosa fare – a chi spetta?

Anna Fitzgerald è nata per uno scopo ben preciso: salvare sua sorella Kate, affetta da un rarissimo tipo di leucemia da quando aveva due anni. Prodotta dell’ingegneria genetica per essere LA donatrice perfettamente compatibile per sua sorella, ha sempre adempiuto alla sua missione per tredici anni senza mai lamentarsi. Cellule, sangue, linfociti, granulociti, piastrine e midollo osseo, tutto è stato preso senza che qualcuno si disturbasse a chiedere il suo parere.

Ma quando Kate ha bisogno di un rene e tutti danno per scontato che sarà Anna a salvare ancora una volta la situazione, qualcosa comincia a cambiare. “Petizione per emancipazione medica”, questa è la formula magica che scuote le fondamenta della famiglia Fitzgerald, perché la più piccola delle loro figlie vuole finalmente poter scegliere…e l’unico modo possibile pare essere rivolgersi a un avvocato.

Sara, ex avvocato e mamma dotata di una tenacia straordinaria quando si tratta della sua famiglia, da anni offuscata dalla preoccupazione per sua figlia Kate e quasi dimentica di tutto il resto, apparentemente anche degli altri suoi due figli; Brian, padre di Jesse, Kate e Anna, che dal suo mestiere ha imparato quando sia tempo di lottare e quando di arrendersi; Jesse, figlio invisibile perché donatore non compatibile; Julia e Campbell, rispettivamente tutore ad litem e avvocato di Anna, le cui storie personali si intrecciano alla vicenda della stessa protagonista tra segreti, emozioni e interrogativi che portano tutti a camminare sul filo sottile che tiene in equilibrio etica, scienza e legami affettivi; queste le voci narranti che insieme alla protagonista accompagnano il lettore nei dieci giorni del processo e spesso anche nel passato, quasi a volergli far vivere il peso delle loro scelte in prima persona. Perché questa battaglia non riguarda solo la donazione di organi, riguarda la possibilità di scegliere e chi sia più adatto a farlo nel migliore dei modi. Ma per chi?

Pubblicato nel 2004 e ambientato negli USA, il romanzo di Jodi Picoult è andato incontro nel 2009 a una trasposizione cinematografica dal finale alquanto differente ma che ha mantenuto intatti tutti gli spunti di riflessione proposti dall’autrice. Il mio consiglio è di ritagliarsi un po’ di tempo per leggerlo, possibilmente con un pacchetto di fazzolettini a portata di mano perché non si sa mai, ma non preoccupatevi: in fondo “Anna salva sempre”, anche quando non tutto ciò che credevamo è come sembra.

Valentina Guerrera