Forse non tutti sanno che…gli australiani entrarono in guerra contro gli emù. Due volte.

L’emù è un grande volatile, il secondo più grande al mondo dopo lo struzzo, per la precisione, tipico dell’Australia. Contro questa specie, alla fine della Prima Guerra Mondiale, il governo intraprese un’azione che, all’estero, verrà rinominata “Guerra degli emù” (novembre – dicembre 1932). Ma partiamo dal principio.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, i soldati tornati in patria si danno per la maggior parte all’agricoltura nell’Australia Occidentale. Ma la Grande Depressione del 1929 non può che colpire anche questi contadini che, in ottobre, si ritrovavano ad essere prossimi a raccogliere il nuovo grano senza molte certezze e senza i sussidi governativi promessi. E poi arrivarono gli emù. Questa specie di volatili ha l’abitudine di emigrare regolarmente dalle regioni interne alle coste e, nel loro cammino, di certo non aggirarono i campi di grano dei contadini. In una tale situazione di crisi economica non era assolutamente il caso di lasciar correre un affare del genere e i contadini, infatti, chiesero a gran voce l’aiuto del governo, che mandò il maggiore G.P.W. Meredith e le mitragliatrici.

Successivamente qualcuno avrebbe commentato tale gesto come azione di propaganda del governo australiano ma, ai tempi, qualcuno parlò di una mossa che univa l’utile all’utile: aiutare i contadini australiani e far esercitare i soldati con le mitragliatrici. L’operazione, comunque, venne rinominata all’estero come “guerra” proprio per l’impiego non solo dell’esercito ma anche dell’artiglieria pesante. Il primo tentativo all’inizio del mese di novembre fu un disastro: le armi si incepparono fin troppo spesso e gli emù si disperdevano velocemente dopo i primi spari. Uno degli emù nemici riuscì a provocare gravi danni ad una delle autovetture su cui era montata una delle due mitragliatrici, facendo abbandonare l’utilizzo dei veicoli per il resto dello scontro. Venne infatti investito, ma attraversò il parabrezza e si conficcò in mezzo al volante, provocando l’incidente del veicolo. Una netta vittoria degli emù, insomma.

La seconda missione, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, andò meglio ma non benissimo. Si calcolò che in questa fase furono abbattuti 968 emù con 9680 proiettili. Nonostante l’evidente perdita da parte degli emù c’è qualcuno che li proclama effettivi vincitori, dato che il problema non venne risolto. Infatti fu proprio questa la risposta che diede un politico dell’Australia Occidentale all’intenzione di un suo collega della parte Orientale di dare un riconoscimento ai soldati che avevano partecipato alle operazioni: tanto valeva darlo agli emù, che avevano vinto ogni scontro.

I contadini australiani, negli anni successivi, chiesero interventi simili dell’esercito a più riprese ma, questa volta, il governo cambiò strategia: non inviò l’esercito ma mise una taglia su ogni emù ucciso, nel giro di sei mesi furono reclamate ben 57mila taglie.

Se ai tempi molti furono gli attivisti non-australiani che urlarono al genocidio dell’emù, oggi non resta che ricordare questo evento con un’ombra di sorriso, almeno al pensiero degli australiani che persero questa strana “guerra” e forse anche un po’ la faccia.

Emilia Scarnera