Blue Whale Challenge: quando l’informazione è dannosa alla salute

Fare giornalismo oggigiorno significa (ahimè) sempre più spesso creare scandalo o stupore in chi ne usufruisce. Sembra essere il caso della recente notizia della Blue Whale Challenge, di cui abbiamo parlato anche noi di The Password (con le dovute precisazioni sull’incertezza delle fonti) poche settimane fa.

In Italia ha ricevuto moltissime attenzioni soprattutto dopo il servizio delle Iene, a seguito del quale molte testate importanti ne hanno parlato con toni assai allarmati e allarmistici.

Peccato però che non ci sia nessuna prova riguardo la veridicità dei fatti in questione, se non qualche indagine condotta in merito ad alcuni adolescenti suicidi in Russia e al seguente processo verso un presunto colpevole, poi rilasciato, pare. Tutto questo avveniva nel 2016, se non prima.

Quanti giornali e programmi ne hanno parlato come di qualcosa di pregnante nell’immediato, di una “pericolosissima sfida che sta prendendo piede tra i giovani”? Difficilmente qualcosa accaduto anni fa potrebbe influenzare chicchessia. A meno che non si sparga la parola e si ingigantisca la notizia, facendola sembrare, quindi diventare, molto più reale di quello che è.

È necessario porci una domanda: quanti ragazzi potrebbero essere stati effettivamente influenzati dalla Challenge che era impossibile da ignorare un paio di settimane fa?

Chiunque, a causa del numero spropositato di pagine a lei dedicate, può ancora adesso trovare con estrema facilità la famosa lista: la lista delle “prove” da superare in modo da prendere “pieno controllo del proprio corpo” e delle proprie scelte.
Un tema così serio non dovrebbe mai essere trattato con tanta superficialità, le fonti dovrebbero sempre essere controllate. Altrimenti il fine di un giornalista diventa quello di fare sensazione piuttosto che informazione, e purtroppo nel caso della Blue Whale sembra proprio si sia trattato di questo.

La violenza, si sa, tira sempre. La violenza tra i giovani poi, ancora di più. Questo perché gli adolescenti vengono visti da una gran parte della fascia adulta come misteriosi e imprevedibili, e questo fa una gran paura. Non si sa mai cosa potrebbe passare per la testolina di questi giovani d’oggi, e poi sono così influenzabili… E così lo scoop ha avuto vita facile a prendere piede, mettendo in guardia centinaia di genitori apprensivi. Quello che personalmente ci spaventa di più di tutta questa storia è come giornalisti e blogger abbiamo approfittato senza pietà di questo timore genitoriale, come tanti vampiri attratti dal sangue.

Forse possiamo imparare qualcosa da questa faccenda: a fidarci poco delle notizie sensazionalistiche, a controllare sempre le fonti quando possibile, forse a dare più credito al buon senso delle giovani generazioni, e sicuramente a porci nettamente contro un certo tipo di giornalismo.

Anna Contesso