Eccellenze Italiane: Intervista Ai Registi Di Mine

Durante al Salone Internazionale del Libro, abbiamo avuto l’occasione di incontrare i registi del film Mine, fenomeno italiano divenuto internazionale.

La grande qualità del film, infatti, non ha nulla da invidiare ai grandi colossal americani, e offre un esempio di eccellenza italiana nel mondo. Fabio Guaglione e Fabio Resinaro hanno raccontato soddisfatti i retroscena, le sensazioni e i pensieri che si celano dietro al loro grande successo in una breve intervista per The Password.

Per quanto riguarda la trama, nasce prima l’idea della mina, attorno a cui narrare la vita del protagonista, oppure la storia?

Il nostro punto di partenza è l’immagine dell’uomo bloccato su una mina. A questa idea, a cui abbiamo assegnato solo in seguito un intenso valore metaforico, abbiamo deciso di connettere la storia della vita di Mike, il protagonista. La nostra intenzione non è quella di parlare di mine, ma invece di raccontare attraverso questa metafora, di un blocco interiore.

Quanto è stato difficile costruire una storia profonda, in cui tutti possono ritrovarsi, partendo da questo concept?

È stato molto complicato. La maggiore sfida è stata quella di costruire attorno al protagonista il racconto di un viaggio eroico, nonostante lui sia fermo. Per ovviare alla staticità del personaggio, abbiamo reso il viaggio più interiore e spirituale. Vi è una sorta di immersione narrativa, il protagonista non combatte più contro l’ambiente esterno ma contro i suoi demoni interiori. È un film che si trasforma, parte dall’essere un survival di guerra, ma diventa poi un triller psicologico sempre più esistenzialista.

Siete riusciti a farvi conoscere a livello internazionale avendo comunque una produzione italo-spagnola. Non sarebbe stato possibile fare un colossal del genere con una produzione squisitamente italiana?

Quando abbiamo scritto il nostro film, probabilmente il mercato italiano non era così aperto ad accettare un film di genere che si propone poi al pubblico internazionale. Alcuni produttori a cui lo abbiamo proposto sono stati un po’ scettici. Ma poi a livello di botteghino e critica in Italia, il prodotto è piaciuto. Siamo fieri di aver creato un prodotto dal cuore italiano (scrittura, direzione, produzione e soundtrack italiane) che però si propone su un mercato internazionale e non ha nulla da invidiare a film provenienti da altre parti del mondo.

Una domanda più leggera: da quello che so, non esiste nessuna manovra Schumann; chi ha avuto l’idea di chiamarla così? 

Veramente, non ne abbiamo idea. Non esiste nemmeno una manovra chiamata così, però ci sembrava verosimile –scherza Fabio. Abbiamo pure chiesto a un tecnico se tutto ciò che avevamo scritto fosse plausibile, e quando siamo arrivati alla manovra Schumann, ha fatto un po’ lo sbruffone, iniziando a parlarne. Non abbiamo avuto il coraggio di dirgli che ce la eravamo inventati!

È stato difficile dirigere un attore bloccato nella stessa posizione per ore?

Sicuramente non è stato facile. L’attore è dovuto stare per molte ore inginocchiato o in piedi, anche logisticamente non è stata una passeggiata. Dovevamo arrivare in quel punto del deserto tutti i giorni, girare il film… Però, considerato il poco tempo che avevamo e le nostre grandi ambizioni per la pellicola, Armie Hammer è stato molto professionale. Probabilmente, ci fosse stato chiunque altro nei suoi panni non ce l’avremmo fatta, ma lui ha fatto quasi sempre buona la prima.

Voi siete al Salone del Libro per presentare un libro sull’esperienza del film. Come mai avete deciso di scriverne uno concentrandovi su retroscena, creazione…?

Secondo noi può essere molto interessante capire come siamo arrivati a questo film, e far sapere quale sia la nostra intenzione di fare cinema italiano rivolto a un pubblico internazionale. La storia deve avere valori universali, per ottenere questo obiettivo. Poi ci interessava anche raccontare delle varie fasi e operazioni dietro al prodotto finito.

Prossimi progetti?

La nostra idea è quella di supportare nuovi registi indipendenti, aiutandoli ad affermarsi in ambiente internazionale. Poi stiamo preparando un nuovo film, ma lo stiamo scrivendo, è troppo presto per dare anticipazioni!

Il vostro sodalizio è nato ai tempi del liceo. Avete un consiglio per i giovani che vorrebbero intraprendere un percorso simile?

Il mio consiglio è quello di creare il proprio lavoro. In questo periodo storico il mondo sta attraversando una fase di mutamento incredibile. Cercare di tracciare la propria strada, senza seguirne di tracciate in precedenza!

Elisa Napolitano

Ringraziamo Fabio Guaglione e Fabio Resinaro per l’immensa disponibilità e gentilezza nel rispondere alle domande.