Le “Madonne nelle chiese”, ovvero il Sud che non esiste

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«Il settentrionale non ha bisogno di essere leghista; il meridionale al Nord non può farne a meno, se di scarsa radice. Ed è il più attivo nel sostenere un’esclusione che non escluda più lui, ma chi è come lui era.»

Pino Aprile, Terroni

Raramente una hit estiva ha suscitato un dibattito tanto acceso quanto il nuovo singolo Al mio paese di Serena Brancale, Levante e Delia Buglisi. Eppure, sulla carta, il brano possiede tutti i requisiti del perfetto tormentone da spiaggia: un’atmosfera allegra e scanzonata trasforma quel velo di nostalgia verso casa nella gioia di tornare nella propria città natale.

Il pubblico, tuttavia, non ha recepito il pezzo in questo modo: è diventato rapidamente il simbolo dell’insensibilità verso le criticità del Mezzogiorno, della svendita del territorio ai turisti, della gentrificazione e di tutto ciò che, da decenni, non funziona nella narrazione del Meridione d’Italia. Ma che cos’ha questa canzone di tanto discutibile?

Si esordisce con il verso: «Mi sento una gitana per la strada, le notti in metropolitana». Per chi non ne fosse a conoscenza, il termine gitano è equivalente a quello di zingaro e viene considerato un insulto dalla comunità romaní; per questo motivo, sarebbe stato preferibile non usarlo.

Anche l’associazione con la metropolitana appare ambigua: si potrebbe ipotizzare un’allusione alle borseggiatrici di etnia rom, spesso protagoniste di furti nelle stazioni di Milano, ma non è possibile stabilirlo con certezza. Sono evidenti le criticità e il cattivo gusto di questo primo verso, anche se si tratta solo dell’inizio.

Se il riferimento alle «Madonne nelle chiese» appare come un possibile scherno alla profonda devozione religiosa presente nel Sud Italia — con le statue mariane quasi ridotte a simulacri di stampo tribale — ancor più critico è il riferimento alle «signore sulle sedie». L’immobilismo e l’invecchiamento di un Meridione sempre più privo di giovani vengono qui trasformati in un fenomeno folcloristico, quasi si trattasse di un’attrazione da zoo umano del Belgio di fine Ottocento.

Sorvolando su «Sciuri sciuri» e su «Santi, patroni e devoti, fuochi nel cielo e sui volti» — una rappresentazione che rimanda quasi all’immaginario coloniale dell’Africa nei film degli anni Quaranta — è opportuno riflettere sugli ultimi due versi: «Danza l’estate sulla nostalgia, non vorrei più andare via».

È la canzone stessa ad ammettere che la visione offerta del Mezzogiorno non sia altro che un sogno e un’idealizzazione di uno stile di vita alternativo, quasi “selvaggio”, che al Nord è impensabile. In tale narrazione, il Settentrione è il luogo del lavoro e del rigore, dove non c’è tempo per gli svaghi, per fare le orecchiette per strada o per stendere i panni sul balcone.

Non sussiste alcuna criticità nel parlare del Sud con allegria e leggerezza; il problema sorge quando la narrazione tocca una delle grandi ferite aperte del nostro Paese: lo spopolamento dei territori e la fuga dei giovani.

A confermarlo sono i dati: ogni anno sono circa centomila gli under-35 che abbandonano il Meridione per un totale di due milioni e mezzo dal 2001. In compenso, a causa di questa retorica asfissiante di un Sud Italia lento e incontaminato — quasi si trattasse di una riserva naturale esotica — il costo degli affitti è aumentato drasticamente: in soli sei anni si sono registrati incrementi del 59% a Bari, del 58% a Cagliari, del 55% a Palermo, del 46% a Catania e del 37% a Napoli. Tale scenario delinea un costo della vita sempre più insostenibile per i giovani, rendendo impossibile l’ipotesi di un eventuale ritorno.

Negli ultimi anni, l’emigrazione dal Meridione verso il Nord ha raggiunto le proporzioni di una vera e propria diaspora. Infatti, per tantissimi giovani il rientro al Sud rappresenta spesso un’occasione per comprendere le ragioni dell’allontanamento dalla propria terra d’origine e le motivazioni per cui una permanenza stabile risulti, a oggi, impensabile. Il ritorno a un nido sempre più vuoto — con insegne spente e parenti più anziani — è un dolore straziante, che Rosa Balistreri descriveva già nel 1973 nella sua celebre Terra Ca Nun Senti.

Non è difficile capire l’ondata di indignazione che ha travolto Serena Brancale, Levante e Delia Buglisi: le ferite aperte vanno toccate con delicatezza perché fanno male. Chi è ferito non gradisce che si giochi col proprio dolore, specialmente se a farlo è qualcuno che dovrebbe comprenderne la sofferenza. Invece, Al Mio Paese non fa altro che capitalizzare sui problemi di un’intera metà dell’Italia, come se volesse attrarre turisti e deresponsabilizzare un’intera classe dirigente che dal Sud ha solo saputo prendere, senza mai dare nulla indietro.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

Fonti

Esposito Emiliano Dario, Affitti studenti, Napoli non è più low cost: +37% in 6 anni, prezzi sempre più vicini al Nord, «NapoliToday», 29/04/26. Consultato il: 02/05/26

https://www.napolitoday.it/economia/affitti-studenti-napoli-aumento-prezzi-stanze-2020-2026.html

Perriello Maurizio, Stanze in affitto, la classifica delle città più care: prezzi alle stelle dal 2020 a oggi, «QuiFinanza», 30/04/26. Consultato il: 02/05/26

https://quifinanza.it/mercato-immobiliare/affitti-stanze-prezzi-classifica-citta-2026/991527/

Sgreccia Chiara, Ogni anno 100mila persone lasciano il Sud Italia per il Nord. E sono soprattutto laureati, «L’Espresso», 19/07/23. Consultato il: 02/05/26

https://lespresso.it/c/attualita/2023/7/19/ogni-anno-100mila-persone-lasciano-il-sud-italia-per-il-nord-e-sono-soprattutto-laureati/2446

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