Le sette mode più pericolose della storia

Il faut souffrir pour être belle, dicevano i francesi…  E in effetti la cura che spendiamo nel  migliorare il nostro aspetto esteriore di certo non è mai poca, oggi come in passato. Peccato che spesso determinate abitudini, per quanto parecchio in voga in un certo contesto  storico, abbiano prodotto più danno che guadagno. Ecco dunque alcune mode che nel tempo hanno riscosso davvero molto successo, nonostante non si potessero  esattamente definire “salutari” .

verdeChi di verde si veste… Tra le tante novità del periodo vittoriano, l’idea di ravvivare l’ambiente con tonalità di un bel verde brillante ebbe sicuramente un successo inaspettato. Abiti sgargianti ma raffinati, fiori finti e altri accessori, persino le tappezzerie delle stanze venivano tinte di questo nuovo colore. “Nuovo” perché fino agli inizi del XIX secolo nessuno era ancora riuscito a ottenere un colorante che durasse nel tempo, senza creare sugli abiti quell’effetto “sbiadito” che tanto apprezziamo nei jeans di oggi… peccato che per ottenere il pigmento adatto a tingere gli abiti di questo nuovo e meraviglioso verde smeraldo si dovesse ricorrere all’arsenico, con disastrosi effetti sulla salute sia di chi li produceva, sia di chi li indossava. Effetti che, come sempre di fronte alla prospettiva di grandi guadagni derivanti dalla produzione industriale, vennero ignorati il più a lungo possibile, nonostante i ripetuti avvertimenti di medici e chimici sulla tossicità di quella soluzione.

“Father – killers”: Ma rimaniamo sempre nel XIX secolo e spostiamoci sul fronte della moda maschile, dove i colletti indossati erano così rigidi, alti e stretti da provocare frequentemente casi di asfissia. Ecco perché vennero ribattezzati father-killers, in maniera abbastanza eloquente…

corsettoCorsetto: Utilizzato per la prima volta nel XVI secolo alla corte di Francia, il corsetto, se si esclude un trentennio di libertà durante il periodo della rivoluzione francese, è stato utilizzato dalle donne di tutta Europa fino a poco più di cento anni fa. Con struttura autonoma o inglobato nel vestito, con stecche di ferro o altro materiale, allacciabile davanti o dietro, il suo obiettivo restava lo stesso: far sì che la donna avesse un “vitino da vespa” assolutamente invidiabile, accentuato ancora di più dal contrasto con la parte inferiore del corpo, appesantita da larghissime e ingombranti gonne. Il prezzo da pagare? Frequenti svenimenti, disturbi digestivi e respiratori e, per non farsi mancare nulla, morte dovuta alla deformazione o al perforamento degli organi interni da parte delle stecche che componevano la struttura.

crinolinaCrinoline: Vi siete mai chiesti come potessero esistere tra Sette e Ottocento gonne così ampie? Certo, decine di strati di biancheria, imbottiture e sottogonne potevano essere utili, ma senza il sostegno della crinolina, un struttura di supporto che definire “gabbia” sarebbe ancora un eufemismo (i giornali dell’epoca ironizzavano sul fatto che le donne, protette da tali armature, fossero persino più preparate degli uomini per andare in guerra), non si sarebbe potuta ottenere quell’ampia forma conica che rendeva assolutamente impossibile alle donne passare attraverso le porte, camminare correttamente o semplicemente sedersi una di fianco all’altra per chiacchierare. Senza contare l’estrema infiammabilità del materiale e i numerosissimi incidenti che avvenivano nelle strade quando i cerchi della gonna si incastravano nelle ruote delle carrozze di passaggio!crinoline

Per un sorriso smagliante… Ma lasciamo l’Europa vittoriana e spostiamoci per un attimo in Oriente. Tra i tanti paesi in cui tingersi i denti era un segno di nobiltà e bellezza spicca il Giappone, in cui sfoggiare un sorriso nero come la notte, ottenuto applicando sui denti una mistura di inchiostro più volte a settimana, ha simboleggiato a seconda del periodo grande fascino per gli uomini o il passaggio all’età adulta delle giovani donne di buona famiglia.

parruccaParrucche: problemi di calvizie? Qualora inventassero la macchina del tempo vi sconsiglio di fare un viaggetto nell’Europa del Seicento per risolverli. Perché certamente  le parrucche erano magnifiche, imponenti, elaborate e talmente decorate da avere un peso impossibile e costringere talvolta i loro portatori a dormire seduti per non rovinarle…ma soprattutto non erano per nulla igieniche, visto che lavare via gli infiniti strati di cipria, profumi e sporcizia che vi si accumulavano sopra non rientrava neanche lontanamente nelle “istruzioni per l’uso”.

Bianca come il latte… E già che parliamo di cipria, forse non vi stupirà scoprire che neanche il trucco era immune da pericoli, perché questo semplice cosmetico, usato tanto per “colorire” il viso oggi quanto per “sbiancarlo” il più possibile ieri, conteneva altissime quantità di…piombo. Le irritazioni e le infezioni che chiunque volesse ottenere una pelle di porcellana, in accordo con i canoni estetici che identificavano il bianco pallido come indice di bellezza e nobiltà, si procurava e poi cercava di coprire con strati di trucco sempre nuovi, in un circolo vizioso in molti casi mortale, le lascerò alla vostra immaginazione…

E se pensate che sia finita qui mi permetto di ricordarvi che forse, anche oggi, tra tacchi vertiginosi e invasive abbronzature artificiali, ancora non abbiamo imparato che prestare un po’ più di attenzione alla nostra salute, piuttosto che alle mode del momento , potrebbe farci vivere, se non più a lungo, sicuramente meglio.

Valentina Guerrera