Forse non tutti sanno che… la prima donna ingegnere d’Italia era di Torino

Corre l’anno 1908 quando la torinese Emma Strada diventa la prima donna laureata in ingegneria d’Italia, terza del suo corso al neonato Politecnico di Torino.

Nata nel 1884, Emma era una delle figlie dell’ingegnere civile Ernesto Strada, che la stimolò sempre a continuare ed approfondire i suoi studi. C’è da puntualizzare anche il periodo in cui crebbe la giovane Emma: nel 1874 in Italia venne varato il regolamento Bonghi che ammetteva, finalmente, le donne in università. Dopo aver concluso i suoi studi al Liceo Massimo d’Azeglio, nel 1903 si iscrisse al biennio propedeutico di Scienze Matematiche e Fisiche all’Università degli Studi, corso che allora veniva richiesto agli aspiranti ingegneri e subito dopo il quale, appena ventunenne, si iscrisse al corso di Ingegneria Civile presso la Scuola d’Applicazione.

Nel 1906 la Scuola d’Applicazione si fuse con il Regio Museo Industriale e così nacque il Politecnico, sotto cui tutti gli aspiranti ingegneri passarono a studiare, compresa Emma e il suo nuovo numero di matricola: 36.
In tutti i suoi anni di studio, Emma Strada si dimostra un’ottima studentessa, eccellendo in ogni materia tanto da laurearsi come terza del suo corso nell’anno della sua laurea. Però, più che i voti, fu proprio il fatto che fosse una donna a rendere l’evento eccezionale. 

Le donne laureate all’università erano già tante in Italia e negli anni degli studi di Emma queste si guadagnarono più di una pagina di giornale con le loro lotte, soprattutto nell’ambito lavorativo. Basti pensare a Lidia Poet che nel 1883, dopo un lunghissimo dibattito tra le testate giornalistiche italiane e straniere e i tribunali, divenne la prima donna iscritta all’ordine degli avvocati. 

Ma una donna ingegnere? Questo non si era mai visto ancora. Leggenda narra, persino, che la commissione di laurea perse molto tempo a discutere sul fatto di doverla laureare “ingegnere” o se fosse stato necessario coniare un nuovo termine e cioè “ingegneressa”. La “Stampa” di quel giorno riportava un trafiletto assai piccolo sull’evento “la signorina Emma Strada è così la prima donna ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero”.

Alla morte del padre nel 1915, Emma Strada lascia il suo lavoro al Politecnico come assistente straordinaria di un professore di Igiene Industriale e va a lavorare nello studio che il fratello Eugenio, anch’egli ingegnere, aveva ereditato. Curiosamente, nessuno dei progetti usciti da quello studio sono firmati da lei anche se sappiamo con certezza che ci lavorò e che persino si era presentata fisicamente ad alcuni cantieri per sorvegliare i lavori. Forse non troppo curiosamente dato che non aveva mai fatto richiesto di essere iscritta all’albo e, per questo motivo, non poteva ufficialmente esercitare la professione. Sarà poi negli anni 50 che la richiederà, con successo, e nel 1957 fonderà l’AIDIA: l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto.

Emma Strada fu la prima ma di certo non l’unica: nei cinquanta anni successivi alla conclusione del suo percorso di studi si laurearono al Politecnico in media una donna all’anno, fino ad arrivare a superare il 30% dei giorni nostri. Fu la prima presidentessa dell’AIDIA e si dedicò a questa attività, organizzando convegni all’avanguardia sulla situazione delle donne in questo campo, fino alla sua morte nel 1970.

Il primato di Emma Strada è stato un po’ dimenticato, in pochi si ricordano di ciò. Molti storici negli anni si sono interessati più alle donne che conquistarono le università che a quelle del Politecnico. In un testo, persino, si può trovare scritto che la prima donna ingegnere d’Italia fu una milanese, immatricolata nel 1907 nell’antenato del futuro Politecnico di Milano, tale Gaetanina Calvi. Ma il Politecnico di Torino non dimentica e più di una volta ha organizzato attività per ricordare questo straordinario primato tutto al femminile e tutto torinese.

Emilia Scarnera

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