Crolla la capitale dell’Isis

In queste ore Raqqa, la “capitale” autoproclamata dei territori controllati dall’Isis da gennaio 2014, viene conquistata metro per metro. Sembra infatti che solo il 10% sia ancora sotto il controllo dei miliziani di Daesh, che risultano essere ancora circa 400. Da mesi e mesi le Forze Democratiche Siriane (SDF) insieme alle Unità di Protezione Popolare (YPG) e alle Unità di Protezione delle Donne (YPJ), tengono la città sotto assedio, avanzando con prudenza ma inesorabilmente verso il cuore di Raqqa, prestando nel mentre aiuto ai pochi civili ancora presenti.
La città ormai non è altro che un cumulo di macerie, e la maggior parte della popolazione è fuggita da tempo. Raqqa è stata spogliata della sua storia dall’Isis, che ha distrutto tutti i suoi monumenti sciiti, ed è uscita a pezzi dallo scontro e dai bombardamenti ai danni dell’Isis stesso lanciati dalla Francia, dagli Stati Uniti e dal governo siriano.

La guerra di Siria è stata sempre e solo l’inizio ...
Cosa succederà quindi nelle prossime settimane, o mesi? Raqqa forse diventerà parte del Rojava, il “Kurdistan siriano” delle Siria del nord, lo stato indipendente, democratico e autoproclamato formato da curdi, arabi, assiri, turcomanni, yezidi, insomma da tutti quelli che vogliono e credono in uno stato democratico in Siria. Il problema è che questo stato viene violentemente contrastato dal governo turco, siriano, iracheno, e anche da Stati Uniti e UE: i primi non vogliono cedere territori né riconoscere il “nuovo Israele curdo”, i secondi temono il prolungarsi della guerra civile, con tutti i flussi migratori conseguenti, e l’incrinarsi di già instabili alleanze (nessuno faccia arrabbiare la Russia, per carità!).
Il Rojava viene contrastato sul campo di battaglia (che è più un “tutti contro tutti” che un “tutti contro Daesh”) e anche sul piano economico e civile: Turchia e Siria hanno infatti bloccato ogni passaggio di persone, viveri, medicinali. Decine di soldati delle Forze Democratiche muoiono per delle infezioni, non sul campo. Allo stesso momento però, per un’operazione come quella offensiva contro Raqqa, gli USA (decisi a non intercedere direttamente) hanno loro fornito gli armamenti necessari.
In questo clima di grande incertezza politica mondiale perfino una buona notizia come questa non può che risultarne oscurata. Quella delle Forze Democratiche Siriane è una vittoria, certo, ma purtroppo la pace è ancora un miraggio lontano.

 

Anna Contesso

foto di Aljazeera e Sakeritalia

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Rafael ha detto:

    Obrigado em favor da tal partilha um fastidioso opinião
    , pedaço de escrita é agradável , isso é porque eu li
    inteiramente http://Sanachan.Jpn.ph/tool/bbs/main.cgi

    Mi piace

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