L’insostenibile pesantezza dell’hype

Correva l’anno 2014 e all’E3 (la più grande fiera di videogiochi del mondo per importanza e risonanza), sul palco di Sony, veniva presentato il trailer di un progetto indipendente che lasciò tutti a bocca aperta: il filmato, visivamente impressionante, mostrava un gioco di esplorazione spaziale nel quale il giocatore sarebbe stato libero di intraprendere la propria storia in totale autonomia e indipendenza. Tutta la critica e i videogiocatori del mondo rimasero unanimemente meravigliati e attorno al titolo iniziò a costruirsi un’aura di morbosa curiosità in attesa che venisse rilasciato. Persino Sony decise di puntare sulla piccola casa di produzione Hello Games, finanziando in prima persona il progetto con un’imponente campagna di marketing. Nei mesi prima del lancio si susseguirono voci, confermate dal team di sviluppo, di mirabolanti caratteristiche, tra le quali ricordiamo una fantastica modalità multiplayer e oltre 18 trilioni di pianeti procedurali (tutti diversi l’uno dall’altro) con annesse specie animali e vegetali uniche per ogni pianeta, generati da un algoritmo scritto in collaborazione con biologi e menti eccelse del mondo accademico e scientifico.

La tensione e l’hype erano alle stelle, i preordini avevano battuto ogni record, No Man’s Sky era pronto e, finalmente, venne rilasciato il 9 agosto 2016.

La più grande truffa della storia del gaming

No Man’s Sky era scarno al limite dell’imbarazzante, privo di qualsivoglia mordente narrativo o accenno di trama (lasciando tutto il gameplay in modalità sandbox), poca interazione con il mondo di gioco, totale assenza di multiplayer. Se a tutto questo aggiungessimo anche che al lancio il titolo costava 70 euro (un prezzo sicuramente inusuale per un videogioco indipendente), è comprensibile capire perché i fan si siano sentiti fin da subito presi in giro.

Nei mesi che seguirono la situazione assunse tinte al limite del ridicolo, con Sean Murray (cofondatore di Hello Games e mente principale dietro No Man’s Sky) irrintracciabile e scomparso dalle scene, gran parte del team di sviluppo che tentava di abbandonare la nave mentre affondava e diverse class action intentate dai giocatori nei confronti di Sony e di Hello Games per rimborsi e risarcimenti.

No Man’s Sky oggi

Dopo la iniziale batosta, Hello Games seppe resistere e tramite stringati comunicati stampa rese noto che No Man’s Sky non era ancora completo e che sarebbero seguiti numerosi aggiornamenti. Incredibilmente Hello Games ha mantenuto fede alle sue parole supportando il titolo con continue aggiunte, ultima delle quali è il corposo update Atlas Rises, uscito ad inizio agosto, che avvicina il titolo a quello che sarebbe dovuto essere in origine, del quale vi consigliamo subito il download nel caso in cui abbiate abbandonato il gioco su uno scaffale polveroso.

Ma cos’è l’hype?

No Man’s Sky è l’esempio perfetto per spiegare cosa si intenda per concetto di hype, centrale nella critica videoludica odierna. L’hype è l’aspettativa irreale che si viene a costruire attorno a un titolo, fomentata da notizie più o meno verificate (poco importa), aspettativa che schiaccia, stritola e soffoca le software house, facendo promettere l’irraggiungibile pur di vendere e incuriosire, portando sempre più in alto i desideri degli utenti, nonostante l’antico adagio del the higher you go, the harder you fall.

E Hello Games ha puntato altissimo, rivolgendosi direttamente verso il cielo, ma schiantandosi rovinosamente a terra.

Luca Negro

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