Baby Driver – Cult o capolavoro?

Uscito nelle sale italiane il 7 settembre 2017, Baby Driver – Il genio della fuga è un film d’azione di Edgar Wright, noto regista britannico arrivato al successo grazie alla Trilogia del Cornetto (L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz, La fine del mondo) e all’adattamento del fumetto Scott Pilgrim vs. the Wold.

Baby (Ansel Elgort) è un giovane autista appassionato di musica che, per estinguere un debito, lavora per Doc (Kevin Spacey), una potente mente criminale che si nasconde dietro gruppi sempre diversi di criminali minori con cui organizza grosse rapine. Estinto il debito, Baby decide di cambiare vita, ispirato anche dall’incontro con la cameriera Deborah (Lily James), di cui si innamora. Doc però considera Baby il suo autista della fuga di fiducia, e non è intenzionato a lasciarselo scappare così presto.

La trama è molto semplice e già vista più volte: un giovane che decide di fuggire dalla vita criminale, ma che viene ricattato dal boss malavitoso, non è niente di nuovo nel mondo del cinema. Eppure Baby Driver ha riscosso un successo fenomenale, tanto da guadagnarsi il 95% del consenso dei critici su Rotten Tomatoes, aggiudicandosi il certificato Fresh. A contribuire a questo successo vi sono una soundtrack che spazia tra vari generi (andiamo dal rock anni 50 all’hip hop odierno), un’eccellente fotografia e una scrupolosa attenzione al dettaglio.

Eppure di difetti Baby Driver ne ha, e questi vengono fuori palesemente, se paragonati ad altri film dello stesso regista: i dialoghi ironici e “witty” che contraddistinguono i film di Wright qui risultano forzati e innaturali. Che sia una scelta del regista per far apparire Baby più estraniato dal resto dei personaggi? Questo non possiamo saperlo, ma il risultato finale non è molto piacevole, almeno per quanto riguarda l’edizione originale; non parliamo ovviamente del doppiaggio italiano, che di solito tende a migliorare un film che pecca di recitazione.
Anche la trama ne risente a causa di alcune scelte finali: qualche cliché cinematografico che era evitabilissimo e un happy ending non proprio sentito, forse anche per la scarsa alchimia che vi è tra Ansel Elgort e Lily James.

Capolavoro? Decisamente no – soprattutto rispetto ad altri film di Edgar Wright –, ma considerando il panorama cinematografico odierno è di sicuro un film che vale la pena vedere.
Cult? Sì. Baby Driver ha tutte le potenzialità per diventare un film di culto, nonostante l’enorme successo internazionale al botteghino (ben 224 milioni di dollari contro i 34 milioni usati nella produzione), ed è molto probabile che in futuro non rientri esattamente tra i capolavori del cinema contemporaneo, ma che venga amorevolmente ricordato dai più accaniti fan di Wright.

Federica Messina

Un commento Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Anch’io ho recensito questo film: https://wwayne.wordpress.com/2017/09/10/il-talento-di-mr-spacey/. Sei d’accordo con ciò che ho scritto?

    Mi piace

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