A confronto: The Beguiled (1971) vs The Beguiled (2017)

Uscito nel 1971 con l’imbarazzante titolo italiano La notte brava del soldato Jonathan (ma si sa che noi italiani con le traduzioni dei titoli non ci sappiamo fare) e girato da Don Siegel, l’originale trasposizione del romanzo A painted Devil di Thomas P. Cullinan vedeva brillare nel suo cast un aitante Clint Eastwood nel ruolo del caporale John McBurney (inspiegabilmente ribattezzato Jonathan McBarney in italiano). Nonostante ora venga considerato dai critici un ottimo film drammatico, all’epoca – forse per mancata pubblicità, forse per esser stato venduto come melodramma dai contorni erotici– il film fu un flop al botteghino. Sofia Coppola non poteva perciò trovare terreno più fertile per ideare un remake che superasse l’originale, come spesso accade nel mondo cinematografico, complice il tempo. Ecco quindi 46 anni dopo uscire il nuovo The Beguiled, in italiano tradotto finalmente con un titolo adeguato: L’inganno.
Nel cast figurano attori di successo: nel ruolo del caporale McBurney troviamo Colin Farrell, Nicole Kidman come istitutrice del collegio, Kirsten Durst come insegnante e la giovanissima Elle Fanning nel ruolo della provocante studentessa.

the beguiled 1971
La locandina di The Beguiled (1971) di Don Siegel giocava molto sul successo di Clint Eastwood nei film western.

La trama segue il romanzo: siamo alla fine della guerra civile americana e il caporale nordista McBurney , gravemente ferito, viene accolto in un collegio femminile sudista. In parte per paura di essere denunciato, il soldato decide di portare dalla sua parte più fanciulle possibili, scatenando gelosie all’interno del gruppo. La Coppola gioca molto sull’ambientazione e sul creare tensione attraverso lunghi silenzi ambigui. Il collegio è un mondo isolato nel quale una decina di donne e bambine si rifugiano dagli orrori della guerra, dalla paura dei soldati nemici; allo stesso tempo, le donne non possono fare a meno di sentirsi in trappola, soprattutto l’insegnante Edwina e la studentessa ribelle Carol (che sono le principali a contendersi le attenzioni del caporale).
Il film si dilunga forse troppo su stati d’animo in bilico, atmosfere molto femminili e parole non dette per far rimanere lo spettatore incerto su quel che sta accadendo, dando un ritmo molto lento alla narrazione. La Coppola effettua dei “tagli” sia nella trama che nei personaggi: manca la schiava di colore Hallie (per la quale la regista è stata accusata di razzismo), manca il tema della guerra civile, manca la misandria che deriva dal rimanere isolate per lungo tempo senza potersi fidare né di amici né di nemici –una scena particolarmente di tensione nel film del 1971 è proprio quella in cui dei soldati sudisti entrano nel collegio con la scusa di proteggere le studentesse, ma con ben altri scopi in mente–; il personaggio dell’istitutrice viene pesantemente censurato e diventa una buona madre che protegge le figlie adottive e mette da parte la propria gelosia; il soldato McBurney viene assai poco esplorato e perde tutto il fascino (imperativo per questo personaggio, dato che deve assumere il ruolo di seduttore) che gli aveva dato la recitazione di Eastwood.

Non c’è da stupirsi che il remake della Coppola non abbia fatto particolarmente successo. Sebbene la regista abbia affermato di essersi volutamente discostata dalla trasposizione del 1971 e di aver voluto riportare le atmosfere gotiche del romanzo, si potrebbe dire che il problema principale di questo film è che non solo gli mancano molte cose, ma non ne sono nemmeno state aggiunte di nuove per renderlo originale, o almeno interessante, al contrario della versione di Siegel.

Federica Messina

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