“Ammore e malavita” è un successo: musical, azione e romanticismo

Un cast stellare, un intreccio avvincente, una splendida colonna sonora (musiche di Pivio e Aldo Scalzi), mix fra brillanti rivisitazioni (vedi L’amore ritrovato – What a feeling) e sound originali: Ammore e malavita ha tutti gli ingredienti giusti per appassionare ed emozionare gli spettatori nelle sale dei cinema italiani.

Musical, azione, romanticismo: i Manetti bros. raccontano tante storie in questa nuova pellicola, condite dall’emozionante voce di Serena Rossi, che interpreta Fatima, il grande amore del nostro protagonista, Ciro (Giampaolo Morelli).

E lo sfondo di questo racconto è Napoli: i suoi splendidi panorami e paesaggi, il mare, il sole, la pizza… ma anche l’amaro di Scampia, del mondo della camorra, che purtroppo domina la città.

Il film, pigliatutto al festival di Venezia, come bene esplica il titolo, mette davanti ai nostri occhi le vicende di una guerra: non solo quella fra clan rivali, ma soprattutto quella fra l’Amore e la Malavita, fra i valori, profondi, dell’amore vero che dominano l’animo di Ciro e quelli, terreni, che l’ambiente in cui è nato e vissuto gli ha imposto e che sono diventati la sua ragione di vita.

Ciro era il tipico “scugnizzo”: graffi sul volto, vestiti rotti e ginocchia sbucciate, ma occhi scuri e profondi pieni di vita e amore per la sua piccola fidanzatina. Ma a lei deve rinunciare quando, alla morte del padre, ucciso proprio da un clan, non ha più niente: né affetto né denaro. Ed è nella “famiglia” di Don Vincenzo Strozzalone che ritrova tutto: diventa un figlio per quella coppia improbabile (Claudia Gerini e Carlo Buccirosso) a cui viene dato tutto, chiedendo in cambio soltanto fedeltà. Ma è una famiglia che è pronta a voltare la faccia nel momento in cui viene tradita. Ciro deve uccidere Fatima per la sua “famiglia”: Ciro deve distruggere l’Amore a favore della Malavita. Ma è rivedendo gli occhi di quella ragazza, dopo anni, che capisce dov’è davvero il suo posto nel mondo: accanto a lei. E allora, da giustiziere per conto degli Strozzalone, diventa giustiziere per conto dell’Amore e della Vita. 

Ennesima prova di talento e capacità per i due fratelli registi romani. Dopo Song’e Napule, confermano la loro passione per la città partenopea e la sua affascinante cultura, famosa proprio per le sue contraddizioni: da un lato, melodie musicali vivaci, che ispirano gioia di vivere e, dall’altro, regole dure e simbolo di distruzione e morte come quelle camorristiche.

Non ci resta che consigliarvelo!

Francesca Ranieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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