Mirò e il sogno della liberazione dell’Io

All’inizio del ‘900 la certezza nella capacità dell’arte di restituire in maniera fedele la realtà comincia a svanire. Il soggetto dell’opera non può più essere il mondo esterno perché nella superficie della tela risulta quasi falsificato e frainteso. La nuova realtà che l’arte è chiamata a riflettere è quella dell’interiorità, dell’inconscio che risiede “altrove”, lontano dai limiti estetici e morali. L’Io più autentico dell’artista può così emergere in superficie e permette all’osservatore di riconoscersi nelle umanissime verità che ora affiorano nell’opera. L’esperienza della nuova arte finisce invero per superare la realtà, evocando un mondo diverso dove ogni maschera tragicamente crolla.

L’arte di Mirò, eccentrica e sgargiante, appartiene a questa nuova concezione del fare artistico: mostri che affiorano, linee e colori che prendono forma sulla tabula rasa della coscienza. Queste entità s’incontrano, entrano in contrasto e generano tensioni  che esigono la nostra attenzione. La verità ci chiama tra i segni di Mirò, si impone agli occhi impreparati dell’osservatore – abituato alla distrazione del mondo quotidiano – e rimbomba nel suo sguardo impedendogli di distoglierlo. Nei colori accesi e nelle linee decise l’artista con coraggio comunica la “vera” realtà impedendo qualsiasi tipo di fraintendimento. Finalmente diventa possibile comunicare, finalmente nasce un linguaggio sincero e trasparente: di  fronte a questi quadri ci si sente compresi e al contempo volubili e minacciati. Non ci sono vinti né vincitori; soltanto vite, mostri e favole di sorrisi, solitudine assoluta e speranza nell’altro. Lo sguardo si rivolge al prossimo, trasparente e fiducioso, e vede in lui un compagno e mai più un nemico. Ciascuno, ora, nel volto fiero e svergognato, mostra “sé, sé e sé” lasciandosi il timore dell’equivoco alle spalle.

L’immersione nella poesia dell’arte di Mirò (di cui molte opere saranno visibili fino al 14 gennaio 2018 a Torino, presso palazzo Chiablese), induce a imbattersi in orizzonti profondissimi dai quali lentamente sbocciano le forme. Ninfee sulla superficie di un lago. Esse sono realtà irriverenti e sgargianti che “non parlano e non celano ma significano”. “Profumi, colori e suoni si corrispondono” in una danza vivace e libera dove “l’anima è messa a nudo”.

miro blu

Mirò evade la realtà, la supera e attraverso le sue scale a pioli raggiunge un mondo vivo e umano: quello dell’intimità dell’essere. Sulla tela le conquiste realizzate si manifestano nelle forme più varie fino al solo utilizzo del blu: “il colore dei miei sogni”. Il blu profondo della contemplazione spirituale, pura e senza finalità. Il colore del cielo immenso e “incandescente” del mediterraneo spagnolo. Blu abissale ed intensamente penetrante.

L’arte di Mirò introduce un’atmosfera di sogno, in cui è inevitabile il confronto con l’artista, da cui usciamo a nostra volta proprio come le piccole figure da lui dipinte sugli sfondi: “vuoti e impressionanti”. “Così il silenzio è il rifiuto del rumore ma da questo risulta che il minimo rumore nel silenzio diventa immenso”.

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Angela Calderan

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