L’Arcobaleno su Torino: il primo corso di “Storia dell’omosessualità” è nella nostra città

Un corso per colmare lacune storiche che ognuno di noi potrebbe avere“. Questa la chiosa della docente a contratto, Maya De Leo, titolare della cattedra di questo nuovo e sorprendente insegnamento, “Storia dell’omosessualità, istituito recentemente nell’Università di Torino, in particolare nel Dipartimento di Studi Umanistici, nel corso di laurea del DAMS.  Diciotto lezioni che avranno inizio ad aprile prossimo per poi concludersi a giugno.

La prima volta in Italia che si toccano questi temi nelle aule universitarie, e con un approccio storico. Interessante l’obiettivo formativo che si legge sulla pagina di presentazione dell’insegnamento: proporre “una storia culturale dell’omosessualità che ne ricostruisce le trasformazioni in età contemporanea (dalla fine del XVIII secolo al tempo presente) tra Europa e Stati Uniti, restituendo esperienze, narrazioni e rappresentazioni collocate in diversi contesti sociali”. Il corso che consisterà in un excursus storico dall’Ancien Régime sino ai nostri giorni, affronterà nelle ultime lezioni, con attività laboratoriali, tematiche particolarmente stimolanti come “omosessualità, cinema e serie tv”.

Nonostante lo stupore che si sarà sicuramente disegnato sui volti dei lettori, questa novità non è una specificità italiana: ma, come al solito, il nostro Paese è semplicemente arrivato, con un po’ di ritardo, ove sono erano già giunti le principali potenze mondiali.

“Corsi del genere già esistono in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti. In Italia, siamo in ritardo: abbiamo le unioni civili, ma la legge è stata approvata con netto ritardo rispetto ad altri Paesi dove l’unione civile è equiparata al matrimonio. Il ritardo è anche accademico: dal punto di vista dell’insegnamento abbiamo studiosi, ma poche risorse e pochi corsi dedicati” la conferma della professoressa De Leo, in un’intervista alla testata online Inchiostronline.

E a chi mette in luce il rischio che un corso così strutturato possa accentuare il fenomeno di discriminazione e ghettizzazione nei confronti delle persone omosessuali, lei risponde:No, è difficile che questo possa avvenire. Quando si fa un corso del genere si segue un filo rosso e si fa una contestualizzazione dell’oggetto da studiare. Ad esempio per la storia delle donne durante la prima guerra mondiale si cerca di restituire la completezza e la complessità di quel periodo di riferimento parlando di tutti gli attori che hanno agito nella prima guerra mondiale. Stessa cosa per la storia dell’omosessualità dove si ricostruisce una storia collettiva e corale in cui anche l’omosessualità ne ha fatto parte. Con questo corso si vanno a colmare delle lacune che si avrebbero escludendo gli omosessuali dalla storia. Ad esempio se non si spiega l’omosessualità durante il fascismo difficilmente si potrà comprendere il fascismo stesso.” 

Un’arma contro gli stereotipi: insegnare la storia dell’omosessualità può voler dire educare le giovani coscienze ad accettare, comprendere, amare la diversità. “Vedendo come certi stereotipi sono culturalmente costruiti ci si può facilmente rendere conto del perché sono nati, perché in quel determinato periodo storico, per quali ragioni si sono sviluppati e poi imposti socialmente.”

Ma se si può esultare di fronte a queste piccole vittorie della modernità in Italia, bisogna comunque fare i conti con una parte dell’opinione pubblica che fatica a maturare:  settimane fa, infatti, alcuni esponenti di Forza Nuova hanno esposto uno striscione polemico davanti a Palazzo Nuovo, la futura sede materiale di tale corso, che urlava: “La storia è una cosa seria, l’omosessualità no!”.

Ahinoi, purtroppo stentiamo a credere che questo sarà l’unico episodio di ribellione a questa novità. Sarà una primavera calda!

Francesca Ranieri

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