La sfortuna dei giornalisti

Per la morte di Daphne Caruana Galizia sono state fermate dieci persone, anche se in una prima conferenza stampa il Primo Ministro maltese Joseph Muscat aveva detto che gli arrestati erano otto, per poi correggersi con un tweet.

Quindi i responsabili dell’autobomba che ha ucciso una giornalista che faceva bene il suo lavoro sono stati presi? Forse. Caruana Galizia aveva più volte denunciato corruzione ed evasione, il suo lavoro più conosciuto è legato allo scandalo Panama Papers, tra i potenti di Malta il suo nome generava non poco scontento.
La sua famiglia, a partire dal figlio Mathew, ha intrapreso azioni legali perché il vice commissario Silvio Valletta venga rimosso dalle indagini in quanto sposato con la ministra Justyne Caruana, spesso oggetto di articoli di Caruana Galizia.

Il suo omicidio ha creato un tale sconcerto in Europa che una delegazione del Parlamento Europeo si è recata sull’isola per osservare il proseguimento delle indagini, e le loro parole al termine della visita a Malta hanno lasciato molti dubbi. I membri del Parlamento Europeo si sono detti molto preoccupati dello stato di diritto sull’isola e del clima di impunità che hanno percepito.

Anche se tre dei dieci arrestati sono ufficialmente indagati per l’omicidio della giornalista, non si possono ignorare le dichiarazioni della delegazione europea, né quelle rilasciate dal procuratore Carmelo Zuccaro, che al The Guardian ha detto di credere che il lavoro di Daphne Caruana Galizia intersechi una sua indagine che coinvolge l’Italia, la Libia e Malta nel contrabbando illegale di benzina.

Antonio Di Pietro, ex magistrato di Mani Pulite, ha invece rilasciato dichiarazioni ancora più inquietanti al Times of Malta: si tratta di un omicidio con tutte le classiche caratteristiche di un omicidio mafioso. Lo stile della mafia è quello dell’intimidazione, l’obiettivo non sarebbe stato solo la povera Caruana Galizia, ma tutti coloro a lei vicini, perché sia chiaro che se non staranno attenti soffriranno lo stesso destino.

Nella storia del nostro paese, purtroppo, le autobombe non sono una novità: le mafie, a partire da Cosa Nostra, ne hanno fatto un ampio e tragico uso proprio per eliminare ed intimidire chiunque si mettesse sulla loro strada.

Il ministro dell’interno maltese ha definito Daphne Caruana Galizia Unlucky, sfortunata, perché “altri giornalisti hanno subito attentati dinamitardi ma si sono salvati”.
Si tratta indubbiamente di una dichiarazione agghiacciante, ma che se letta attraverso le ultime parole di Daphne appare ancora peggio; la giornalista, poco prima di morire, aveva pubblicato sul suo blog: “Ora ci sono corrotti ovunque guardi, la situazione è disperata”.

L’unica speranza, per il momento, è che ciò che il primo vicepresidente della Commissione Europea Timmermans ha detto sia vero: “Gli occhi dell’Europa sono sulle autorità maltesi. Vogliamo che coloro direttamente o indirettamente responsabili di questo orribile omicidio siano assicurati alla giustizia”.
Lo vogliamo tutti, perché non esistono giornalisti sfortunati che rimangono accidentalmente uccisi negli attentati. Esistono giornalisti che fanno bene il loro lavoro e che non si fermano davanti ai poteri forti, siano essi criminali o meno.

Unknown

Cecilia Marangon

 

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