Il futuro è un buio supermercato

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Prima di cominciare vorrei scusarmi per le incredibili banalizzazioni con le quali sono dovuto scendere a patti in questo articolo. Il mio intento non è quello di istruire chi ha già nozioni di informatica (io stesso sono un profano), ma di spingere alla curiosità chi non ha mai sentito parlare di Net Neutrality e affini.


Oggi vi chiederò un piccolo sforzo di immaginazione, perché quello che voglio spiegarvi si capisce meglio con una similitudine.

Immaginatevi un supermercato: sugli scaffali vengono esposti tutti i prodotti in vendita, allineati ordinatamente, e perfettamente raggiungibili dal consumatore. Nella stessa corsia ci sono prodotti bio, magari artigianali, industriali, più o meno conosciuti, etc. Nella peggiore delle ipotesi per raggiungere la vostra scatola di biscotti preferiti bisogna mettersi in punta di piedi per arrivare allo scaffale più elevato, o se non si è abbastanza alti bisogna farsi aiutare, ma comunque tutti i prodotti in vendita sono esposti nelle corsie ben illuminate, senza eccessive distinzioni o preferenze, perché è interesse del supermercato vendere i prodotti. Nulla di strano in un comune supermercato.

Ora invece immaginate di entrare nello stesso supermercato e scoprire che le corsie, che un tempo pullulavano di prodotti diversi, ora espongono una sola marca. Ma quelli non sono i biscotti che vi piacciono, volete proprio quelli integrali all’uvetta come li faceva la vostra amata zietta, ma non li trovate da nessuna parte. Cercate nelle corsie, tutte illuminate, tutte con un solo prodotto per tipo come nel peggior incubo orwelliano, e alla fine vi imbattete in una corsia buia, con tubi che gocciolano acqua sul pavimento, topi che corrono tra gli scaffali rovesciati e in fondo, gettati alla rinfusa in un gigantesco  cestone, i vostri biscotti tra migliaia di altri.

La prima immagine, quella del normale supermercato, è l’immagine che abbiamo oggi di Internet: un luogo dove vige un caposaldo, il principio della neutralità della Rete (o Net Neutrality, da qui in avanti NN), secondo la quale i provider Internet sono tenuti a non operare distinzioni tra i diversi siti, consentendo l’accesso a tutti senza discriminazioni e a parità di trattamento. Tutto questo perché è nell’interesse della Rete stessa che essa sia universalmente fruibile.

La seconda immagine è un mondo senza NN. Un mondo dove i provider possono mettere in risalto alcuni siti, a discapito di chi non è abbastanza ricco da potersi comprare un posto nello scaffale illuminato. In che modo? Bannando o rallentando alcuni servizi, impedendo ad alcune applicazioni di funzionare, bloccando l’accesso da determinate aree geografiche o senza specifici contratti. Le possibilità sono infinite, l’unico limite è la fantasia.

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Un altro esempio, stavolta grafico, per capire il concetto.

La NN è sempre stata un principio fondante della Rete perché discende logicamente dalla sua funzione: se voglio creare una rete massiva aperta a quante più persone, non posso pensare di mettere dei paletti all’accesso di alcuni siti. Ovviamente quella di un Internet perfettamente libero per tutti è un’utopia mai raggiunta (ne sono un esempio la Cina con il suo Great FireWall, la Corea del Sud con alcuni blocchi mirati, etc), ma è sempre stata auspicabile. Fino ad ora.

Il 14 dicembre 2017 la FCC (Federal Communication Commission) ha ufficialmente ucciso la NN negli USA. L’Europa fortunatamente sembra (almeno per ora) rimanere allineata al principio di neutralità, ma rimane solo da sperare che questa posizione non muti. Negli USA, invece, sarà sempre più comune lo sviluppo di servizi pay-to-play, dove i colossi possono permettersi una vetrina illuminata, migliori connessioni e maggiore visibilità. E così facendo le piccole realtà verranno relegate nel cestone, in fondo a quella corsia buia dove nessuno si addentra mai.

Luca Negro

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