Mars: un documentario sul futuro

Mars è una serie TV prodotta da National Geographic, andata in onda sul loro canale sky e disponibile su Netflix. Già dalla prima puntata, si comprende di star guardando un prodotto un po’ anomalo. Di per sé il pitch è molto convenzionale, per un filone fantascientifico low-tech. Seguiamo le vicende dell’equipaggio di una nave spaziale, la Daedalus, durante il primo sbarco umano su Marte. Le cose non vanno esattamente come previsto, e i protagonisti si troveranno a dover sopravvivere, nonostante un atterraggio molto lontano dalla posizione prevista e una nave troppo danneggiata per volare ancora.

La vera anomalia è lo stile con cui una storia ancora di fantasia viene raccontata.
La narrazione presenta frequenti flashback che arrivano fino ai giorni nostri e sequenze dal taglio fortemente documentaristico, che mescolano interviste ai protagonisti (immaginari) delle vicende con una trafila di personaggi influenti dell’attuale panorama della ricerca spaziale e della divulgazione scientifica. Per dirne una, già nel primo episodio abbiamo una comparsata di Neil Degrasse Tyson, che in parole povere sarebbe l’omologo nordamericano del nostro Piero Angela.

Quest’alternanza tra presente reale e immaginario futuro rientra in un sottogenere molto particolare, che potremmo definire DocuFiction. Un enorme attenzione ai dettagli e una continua ricerca della “plausibilità scientifica”, pur facendo appello a tecnologie ancora in fase di sviluppo, e senza dimenticare il pathos nella narrazione.

Sono due gli elementi che più colpiscono di questa serie. In primo luogo, la commistione tra privati ed enti statali nella gestione delle missioni verso il pianeta rosso, con le prime che prendono il sopravvento, dando vita a un ente privato che gestirà l’intera missione della Daedalus. Il compimento di una rivoluzione i cui semi germogliano già oggi, con aziende che sviluppano tecnologie, razzi e veicoli che sono poi “affittati” alle agenzie spaziali dei vari stati.

L’altro tema è la pericolosità di un viaggio come quello verso il nostro “vicino siderale”.
I protagonisti, già nelle “interviste pre-lancio” sono consapevoli di stare partendo con ogni probabilità per una missione di “sola andata”, e che persino prima di arrivare sulla superficie del pianeta rosso mille cose potrebbero andare male. Anche una volta arrivati, non li attende certo un compito facile, come primi esploratori su un pianeta che ironicamente porta il nome di un dio della guerra.
E questa è una cosa che sembrava essere stata dimenticata dal pubblico: per arrivare al “piccolo passo per un uomo, balzo enorme per l’umanità”, in molti hanno dovuto rischiare la vita.

Già nel mio primo articolo per the password, ormai anni fa, parlavo di come la science fiction fosse legata a doppio filo all’esplorazione reale dello spazio. C’è solo da sperare che Mars, come altre opere che l’hanno preceduta, convinca i pionieri di domani che i rischi valgono la ricompensa.

Corrado Auditore

Un commento Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Splendido post, come sempre! 🙂

    Mi piace

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