La Coppa Italia fa schifo.

La Coppa Italia fa schifo. Chiaro e semplice. Negli ultimi anni, da quando è sparita la Coppa delle Coppe nel lontano 1994, è passata dall’essere motivo di orgoglio ad inutile blasone, valido solo nel conteggio dei trofei vinti a fine stagione. E i motivi di questa involuzione sono svariati: stadi vuoti, partite giocate ad orari improponibili, squadre senza convinzione che mettono in campo seconde linee svogliate per non stancare i titolari in vista del campionato. Quindi ci siamo cimentati in un gioco dell’assurdo immaginando come potrebbe essere migliorato lo spettacolo della Coppa nazionale.

Dal punto di vista prettamente organizzativo, dovrebbero essere vietate partite ad orari improponibili, come il mercoledì pomeriggio alle h14.30 (forse in Lega Calcio non lo sanno, ma la gente ha il brutto vizio di lavorare). Lo scempio di un Olimpico vuoto in occasione di Spezia-Roma di qualche anno fa è pari solo a Maicosuel che fa il cucchiaio (sbagliandolo) allo Sporting Braga condannando il calcio italiano ad un impietoso abbassamento del ranking. Ma questa è un’altra storia.

Si potrebbe addirittura azzardare l’ipotesi di saltare una giornata di campionato, in occasione degli ottavi di finale quando sono rimaste solo le squadre realmente interessate al titolo, giocando le otto partite nel weekend.

Tutte le squadre partecipanti (il cui numero dovrebbe scendere a 64) dovrebbero iniziare al primo turno, d’estate, estratte da un’unica urna, e giocate in casa della squadra di categoria più bassa, per favorire l’affluenza allo stadio. La possibilità di vedere un Arzanese-Juventus giocata in una giornata di metà agosto è pura poesia.

Nel caso in cui siate preoccupati che, iniziando tutte assieme, le squadre che proseguono nella competizione giochino troppe partite, “basterebbe” diminuire il numero di squadre di Serie A a 18, giocando quattro partite in meno all’anno. Ma in questo caso le virgolette sono doverose, poiché quello della riduzione delle squadre nella massima serie è un argomento spinoso e assai dibattuto nel quale è meglio non addentrarci per motivi di tempo. Ricollegandoci al problema del calendario eccessivamente fitto, la soluzione potrebbe essere quella di disputare solo partite secche con rigori in caso di pareggio dopo i 90’ regolamentari, senza gli estenuanti tempi supplementari.

Per terminare questa carrettata di utopia, sarebbe bello se per le squadre fosse obbligatorio schierare  un numero minimo di italiani nella formazione iniziale, pena la sconfitta a tavolino. Quest’ultimo punto non per una questione di puro sciovinismo sportivo, ma per favorire l’inserimento dei ragazzi nostrani nel calcio giocato, per abituare alla tensione di una partita che conta anche chi, solitamente, fa panchina o gioca in Primavera. Il numero perfetto sarebbe cinque o sei, per avere un giusto equilibrio tra titolari internazionali e nuove leve italiane, ma mi rendo conto che per alcune squadre questa ultima condizione rasenti il ridicolo.

Avete dei suggerimenti? Siete d’accordo? Oppure odiate dalla prima all’ultima parola di questo articolo? Fatecelo sapere nei commenti e teneteci impegnati prima che iniziamo a elucubrare su come migliorare anche l’Europa League.

Luca Negro

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