Muray e i demoni del Bene

La casa editrice Mimesis, ha deciso di pubblicare L’impero del bene (Mimesis, pagg. 104, euro 12) di Philippe Muray (1945-2006), autore segreto della cultura europea e quasi sconosciuto in Italia. Questo suo pamphlet, pubblicato per la prima volta nel 1991 in Francia, punta a essere una macchina da guerra letteraria scagliata contro la società dei buoni sentimenti ad ogni costo, incentrata sui grandi eventi emozionali (come le star che muoiono o si sposano), che affronta ogni evento in modo lacrimevole (un atto di bullismo, l’anziana che soffre per il solleone, i malati di Aids..) e lo trasforma in una piaga sociale in nome della quale mobilitarsi. Muray vuole colpire questo “angelismo” umanitario, che impone il Bene a discapito del Male. Dimenticando che il Male non può essere eliminato, esso è coestensivo della vita e accompagna, sempre, il Bene. Per Muray, il Bene è ovunque: nelle battaglie di “civiltà”, nel salutismo, nelle super tasse sugli alcolici e le sigarette, nei bizantinismi del linguaggio politicamente corretto, nei fiori venduti per la lotta ai tumori. Scrive Muray: “Ogni secolo ha il suo tartufo. Il nostro è un po’ cambiato. È cresciuto, ha cambiato look. È socio fondatore di varie associazioni No a qualcosa, contro qualcos’altro, ha frequentato le migliori università e scuole di specializzazione, è socialista moderato o progressista scettico o centrista del terzo tipo.” Alle spalle di tanto “Bene”, si nasconde un vecchio socialismo umanitario e utopista, che preferisce parlare di “esclusi”, invece che di “sfruttati”, di “fratture sociali” in luogo di “lotta di classe”. Tutto deve essere, scrive ancora Muray: “carino, simpatico, conviviale, rassicurante”. Insomma, secondo l’autore, siamo sempre attenti a non dire ciò che potrebbe nuocere la sensibilità del prossimo, in nome del rispetto evitiamo il confronto, che è ricerca della verità. Anzi, ci stiamo rifiutando di confrontarci con quanto c’è di duro, scomodo e spiacevole nella vita. Evitare il Male, non confrontarci con esso e non comprenderlo, significa rinunciare a crescere. Muray, racconta di come la civiltà occidentale sia, oramai, una società di infanti, sempre giovani, che hanno cancellato pure la vecchiaia, che adesso è solo “terza età”. Prosegue l’autore: “Viviamo nell’era dello zucchero senza zucchero, delle guerre senza guerre, del tè senza teina, del dibattito in cui tutti sono d’accordo per dirsi che in fondo sì, domani sarà meglio di ieri”. Ma poi, questi buoni, sono davvero buoni? Leggete Muray: “La smania di persecuzione freme sotto l’ondata di crociate filantropiche”. Persecuzione che si traduce in nuovi reati e nuovi stigmi sociali. Insomma, quello di Muray è un libro potente, scorretto come pochi, ma acuto e profondo. E come ogni grande autore, merita di essere letto e meditato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...