Vero. Il social network che non sapevi di volere.

Il periodo di boom dei social network è passato da qualche anno. Adesso siamo più refrattari alle novità, difficilmente qualcuno di noi ha installato sul telefono un social che sia diverso dai soliti cinque (Facebook, Instagram, Twitter, Tumblr e Snapchat).
Eppure nelle ultime ore sta prendendo piede un “nuovo” social network, Vero, che si pone come obiettivo quello di togliere la corona a Instagram e Facebook. Ho usato le virgolette perché Vero in realtà nuovo non è (infatti fu lanciato nel 2015), ma è salito alla ribalta soltanto negli ultimi giorni.
Il motivo di questo successo improvviso sembra doversi ricercare nell’insoddisfazione di alcuni per i nuovi algoritmi di Instagram e Facebook, che non mostrano più i post in ordine cronologico, ma secondo una logica oscura e talvolta insensata.
Ma cos’è Vero? Noi di The Password l’abbiamo testato per voi.

La registrazione prende pochi minuti, solita trafila con numero di telefono, indirizzo mail, nome e cognome e si è pronti a partire. Appena iscritti ci arriva un’email che ci ringrazia per essere uno del primo milione di user, che ci dà il privilegio di poter usare Vero gratis a vita.
Ah. Ma quindi si paga. Teoricamente sembra di sì, anche se non è ancora chiaro di quanto si stia parlando. Secondo Mashable l’abbonamento potrà essere di pochi dollari l’anno, piccolo prezzo da pagare per non vedersi intasata la home di pubblicità. Perché questo è uno dei piccoli cavalli di battaglia di Vero: niente pubblicità, e niente vendita di informazioni personali ad aziende partner per fini commerciali (cosa che invece succede quotidianamente su Facebook e affini).

Apriamo finalmente l’app, dal design minimal e notturno, e ci accorgiamo subito che non si possono pubblicare post di testo (come in Tumblr), ma solo immagini, link, film, musica e libri. Le pubblicazioni possono poi essere organizzate in ‘Raccolte’, che potranno poi essere visualizzate nei risultati di ricerca.
Proviamo a questo punto a pubblicare una fotografia, riempirla di hashtag come un tacchino nel giorno del Ringraziamento e vediamo fioccare i primi like. La magia dura poco, una decina di minuti dopo siamo già nel dimenticatoio. Questo perché il secondo grande vanto dell’app, dopo quello di non avere pubblicità, è di avere una timeline cronologica: in parole povere ciò che viene pubblicato sale in cima al feed, prima di venir affossato dalle decine di nuovi post.

Quindi, ricapitolando, niente più salti mortali per essere visti dai propri follower, niente post nascosti da un algoritmo misterioso, niente pubblicità, niente vendita coatta dei propri dati personali. Una veste grafica pulita e veramente accattivante, possibilità di condividere anche link, film e canzoni. La possibilità di gestire amici, amici stretti, conoscenti e follower, il tutto con diverse sfumature di condivisione. Tutto fa presagire un Instagram 2.0, più elegante e più approfondito.
Il problema è che quest’app sembra essere rivolta a chi vive delle migliaia di follower, delle sponsorizzazioni, della propria immagine. Tutti coloro che invece usano i social a tempo perso, per mostrare ai propri duecento amici le foto dei propri gatti e del pranzo della domenica, o per ficcanasare nella vita dei propri conoscenti, potrebbero avere qualche difficoltà ad apprezzarla. Se a questo si aggiunge anche l’ipotesi di dover pagare un abbonamento per poterla usare, abbiamo ragione di temere che Vero resterà una chimera.

Luca Negro e Irene Rubino

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