Soundreed e SIAE: terzo round

La strada che ha portato alla protezione e remunerazione del diritto d’autore è lunga e affonda le sue radici nel mecenatismo romano, passando per la “cultura della copia” di epoca classica e medievale, attraverso i primi rozzi tentativi del XVIII secolo, fino ad arrivare agli anni ‘40 del secolo scorso. Poi l’innovazione si è fermata e adesso abbiamo iniziato a regredire.

Per semplificare all’osso il discorso, il diritto d’autore ha due funzioni: da una parte salvaguardare la proprietà intellettuale dell’artista, impedendo che la sua opera possa essere copiata selvaggiamente; dall’altra remunerare l’autore ogni volta che terzi usino in tutto o in parte la sua creazione.
In Italia esiste la SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) a cui, con la legge n.633 del 1941, è stato affidato il monopolio di raccolta e intermediazione dei diritti d’autore. Purtroppo, come spesso capita in situazione di monopolio, la SIAE è sempre stata oggetto di critiche per la sua eccessiva burocrazia e lentezza. Ecco che allora nel 2011 nasce a Londra Soundreef, start-up per la raccolta dei diritti d’autore, gemella della SIAE ma molto più innovativa e snella, che opera prevalentemente in Italia (il suo fondatore è l’italiano Davide D’Atri).
La modernità e il progresso hanno trionfato, il mercato è finalmente libero, gli artisti possono decidere di affidare la tutela dei loro diritti a chi vogliono e gli asini volano. Giusto?
Sbagliato. Perché la SIAE inizia una lunga ed estenuante guerra contro Soundreef, sostenuta anche dal governo italiano, ritenendo che la tutela “centralizzata” (leggasi monopolistica) dei diritti sia migliore e più efficace. L’Unione Europea bacchetta l’Italia imponendo tramite Direttiva 2014/26/UE la libera scelta per gli artisti, l’Italia risponde recependo parzialmente la direttiva e consentendo la nascita di altre società oltre alla SIAE, purché no profit. Tutto molto bello e infantile.
Soundreef, tuttavia, non si perde d’animo e pochi mesi dopo annuncia la collaborazione con Lea (Liberi editori autori), neonata società no profit per la gestione dei diritti d’autore, alla quale si affidano subito oltre 11mila artisti italiani. Davide ha sconfitto Golia, la SIAE deve accettare il nuovo competitor e il monopolio è crollato. Ed è qui che inizia il divertimento.

Negli ultimi anni, a partire da quel lontano 2014, alcuni blog e account Twitter hanno iniziato ad accanirsi a più riprese contro Soundreef, senza apparente motivo, come se difendere la SIAE fosse diventato una specie di hobby per pochi appassionati molto infervorati. Proprio quando la SIAE si è fatta soffiare il monopolio. Strano. Ed è un caso fortuito che il blog più controverso e ostile a Soundreef sia riconducibile a un indirizzo mail sotto il dominio @siae.it.

I ragazzi di Soundreef non sembrano averla presa benissimo, forse ci saranno accertamenti e probabilmente indagini e denunce, ma una cosa sembra sicura: la SIAE è rimasta da sola troppo a lungo e ora non sa più giocare ad armi pari con gli altri.

Luca Negro

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