“Non è vero ma… ci credo”: i misteri delle più famose superstizioni

Tutti noi, prima di un esame o di ottenere un responso in un determinato ambito abbiamo i nostri rituali magici.  C’è chi si riduce ad uno “speriamo bene” pensato nella propria mente, ad occhi chiusi magari, e chi, invece, ha molta più fantasia e ha delle azioni ben precise da mettere in atto: indossa uno specifico vestito, un accessorio e così via.

Vi sono però delle forme di scaramanzia “universalmente riconosciute”: scopriamole e spieghiamole!

VIETATO PASSARE SOTTO UNA SCALA
La “scala” nelle religioni, moderne e antiche, ha avuto ed ha un significato non trascurabile: nell’antico Egitto vi era proprio un ‘dio della scala’, Orus, che sosteneva i defunti nel loro cammino verso l’eterna luce; la sua forma triangolare ricorda la Trinità cristiana; Maometto parlò di una scala che portava le anime giuste verso Allah.
Altrimenti, la spiegazione potrebbe essere medievale e consistere in particolare in una tecnica di difesa militare: i difensori dei castelli versavano olio o pece bollente sugli assedianti che si accingevano ad arrampicarsi sulle scale. E da qui la paura di passare sotto una scala!

IL GATTO NERO
Quante volte ci sentiamo paralizzati, per qualche attimo, alla vista di un gatto nero che attraversa la strada?  Questa è una credenza latina, anch’essa risalente al Medioevo, quando il gatto era associato al male e al demonio. Nel 1233 papa Gregorio IX emanò, addirittura, una bolla con la quale autorizzava lo sterminio in nomine dei di tali esemplari di gatto. Non ci si crederebbe ma… ogni anno si contano 60mila gatti soppressi, vittime di questa sciocca superstizione! Le associazioni animaliste organizzano il Gatto Nero Day con cadenza (casuale?) al 17 novembre.

SPECCHIO ROTTO = 7 ANNI DI SFORTUNA
Lo specchio, fin dalle origini, è stato considerato un oggetto magico, perché in grado di riflettere, duplicandola, l’immagine di cose e persone. Questo potere avrebbe portato gli antichi a credere che frantumando lo specchio, lo stesso succedesse alla propria immagine: auspicio di tragiche sorti come la morte e il dolore. I famosi 7 anni di disgrazie. La punizione per i maldestri viene dagli Antichi Romani, i quali credevano che la vita di un uomo si rinnovasse ogni 7 anni.

“OCCHIO MALOCCHIO PREZZEMOLO E FINOCCHIO”
La paura del malocchio, “maledizione attraverso lo sguardo”, nacque sulle coste orientali del Mediterraneo ed è attestata già dal mitografo greco Esiodo (VIII secolo a. C.). Nel tempo, questa superstizione è andata soltanto rafforzandosi e sono stati individuati anche rimedi per combatterlo: sputando tre volte per terra (il tre, numero perfetto e lo sputo come atto purificatorio), facendo le corna, toccandosi i genitali o tenendo in tasca un dente di maiale e, infine, segnarsi tre volte con l’aglio.

GIORNI FORTUNATI E GIORNI SFORTUNATI
“Di Venere o di Marte non si sposa e non si parte, né si dà principio all’arte” dice un proverbio. L’origine è medioevale e religiosa: il venerdì è il giorno della crocifissione di Gesù e riservato alla penitenza; il martedì era nefasto già tra i Romani perché dedicato a Marte, dio della discordia. All’epoca dell’Antica Roma, erano individuati i giorni fasti, in cui si poteva amministrare la giustizia e prendere decisioni importanti e significative per l’impero, e i giorni nefasti, nei quali invece bisognava prendersi una pausa!

IL NUMERO 13
Persino il celebre poeta italiano, Gabriele D’Annunzio, aveva paura del numero 13: lo esorcizzava, infatti, scrivendo 12+1. Nei primi secoli dell’era cristiana si evitava di sedersi in 13 attorno allo stesso tavolo, temendo di attirare la morte su uno dei commensali. Una credenza nata naturalmente dall’Ultima Cena: a quel triste banchetto, infatti, erano in 13 (Gesù e i 12 apostoli).

TOCCARE FERRO E TOCCARE LEGNO 
Il santo inglese, Dunstano, ricevette una richiesta dal diavolo: di ferrare il suo cavallo. Egli, piuttosto, inchiodò il ferro agli zoccoli del diavolo, dichiarando che l’avrebbe liberato solo in cambio di una promessa: non sarebbe più entrato nelle case in cui vi fosse un ferro di cavallo in vista. Nei Paesi più a Nord Europa, invece, è il legno che ha un valore sacro. Il motivo risiede nella sacralità degli spiriti che abiterebbero in alcuni alberi.

Dulcis in fundo, VENERDI’ 17
In greco, Eptacaidecafobia significa paura del numero 17: ed è proprio nell’Antica Grecia che è nata questa superstizione. Per Pitagora, il 17 era un numero da evitare in quanto compreso tra il 16 e il 18, numeri, al contrario, perfetti.
Nell’Antica Roma, sulle tombe dei defunti spesso si poteva trovare la scritta “VIXI”: in latino “ho vissuto”, cioè “sono morto”. Quest’ultima è l’anagramma di XVII, 17 in numeri romani.

Francesca Ranieri

 

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