The Gipsy Marionettist: dai Balcani a Torino, passando per Real Time

Rasid Nikolic ha 28 anni, viene dalla Bosnia (oggi vive a Torino) ed è rom. Sulla sua pagina facebook The Gipsy Marionettist documenta la propria esperienza come marionettista. Lo scorso anno ha partecipato al programma di Real Time “Cose da non chiedere“, rispondendo agli stereotipi sulla comunità rom. Oggi The Password l’ha intervistato.

Raccontaci di te. Come hai iniziato il percorso da marionettista?

Ho visto uno spettacolo di marionette a Granada… parecchio brutto, a dire la verità. Però mi ha fatto pensare, perciò – dato che intaglio il legno fin da bambino – anni dopo ho provato a creare una mia marionetta. Ho iniziato da autodidatta, poi ho frequentato una scuola di marionette a Odessa. Sono andato lì con lo SVE: di giorno mi occupavo dei bambini in un orfanotrofio, di sera andavo a scuola. Ho iniziato con gli spettacoli di strada, ma ho partecipato anche a festival e rassegne teatrali. Non ho un copione fisso: ogni marionetta rappresenta un membro della mia famiglia, le uso per raccontare aneddoti su di loro. In quanto artista il mio essere rom è importante: il percorso ti porta a ragionare su chi sei, sulle tue origini.

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Come sei arrivato in Italia e perché?

La mia famiglia viveva nella ex Jugoslavia, dove i rom erano bene integrati: avevano cittadinanza e diritto di voto. Non avevo mai visto un campo nomadi prima di arrivare in Italia. Siamo fuggiti dalla guerra in Jugoslavia: mio padre ha disertato e siamo stati un anno a Berlino in qualità di rifugiati politici. Poi siamo scesi in Italia (per l’est Europa una terra di opportunità) in un campo creato dall’amministrazione cittadina, a tre ore da Torino. Avevano promesso acqua corrente ed elettricità, ma ci siamo ritrovati in duecento con un solo lavandino e la luce che andava e veniva. Per un po’ abbiamo chiesto l’elemosina, poi i miei hanno trovato lavoro in un ristorante e siamo riusciti a ottenere una casa. Abbiamo un permesso di soggiorno a tempo indeterminato e ora abbiamo iniziato il percorso di cittadinanza.

Come hai vissuto la discriminazione dovuta alle tue origini? Pensi che oggi la situazione sia cambiata?

Da bambino è stato parecchio difficile, ma oggi nelle scuole c’è molta più diversità.

Spesso mi dicono che non sembro rom perché indosso abiti comuni, parlo italiano e altre tre lingue (serbo, russo, inglese), sono educato. Si basano su un’idea stereotipata, ma c’è anche da dire che non tutti i rom sono bene informati sulle proprie origini.

In Italia i rom sono lo 0,2% della popolazione totale e 2/3 di loro sono perfettamente integrati. La comunità è rappresentata in Europa solo dagli anni ’70: allora ha definito la propria identità in modo che non fossero più gli altri a definirla. Per questo è stata scelta una parola in lingua romaní: rom, che significa essere umano.

Com’è la situazione all’interno della comunità?

Alcuni sono diffidenti, non capiscono il punto dell’integrazione. La situazione nel campo nomadi è la stessa che si crea nella periferia delle grandi città, nei quartieri dominati dalla mafia o nelle bidonville: a volte si forma una cultura fondata sulla criminalità. In situazioni di povertà estrema non è strano. Con quei modelli in mente la gente non pensa di voler cambiare vita: abbiamo bisogno di generazioni nuove che sappiano fare da ponte tra le culture. Io faccio un po’ di politica a modo mio, per le strade: lo spettacolo è un momento di intimità e fiducia, e quando inizio a raccontare la mia storia qualcuno ascolta davvero. Lavoro anche come guida per Migrantour con le scolaresche e ho partecipato al documentario Opre Roma! di Paolo Bonfanti.

Quando ho partecipato al programma su Real Time ho ricevuto insulti, ma anche tanti ringraziamenti da parte di chi ha cambiato idea. La televisione spesso non rende giustizia ai rom: se volesse parlare davvero la comunità non andrebbe nei campi. Si parla di persone non scolarizzate in situazioni di estremo disagio. In ogni caso sono ottimista, mi sembra che la situazione sia in continuo miglioramento.

 

Valeria Quaglino

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Paroledipolvereblog ha detto:

    Lo conosco e visto a Torino

    Mi piace

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