Il fallimento di Toys’R’Us: è la fine del retail?

Da qualche giorno il famoso marchio di giocattoli statunitense Toys’R’Us ha annunciato la bancarotta: tra i 700 e gli 800 negozi sparsi per gli USA verranno chiusi completamente, mettendo a rischio 33 mila posti di lavoro. Già tempo prima, Toys’R’Us aveva cercato invano un acquirente, ma al colosso della distribuzione di giocattoli non è rimasto altro che chiudere battenti e provare a riorganizzare i restanti negozi canadesi ed europei.

È sempre difficile per una persona comune che non si intende di economia immaginare come possa un gigante dell’industria, in attività da anni (Toys’R’Us in particolare aveva aperto nel lontano 1948), arrivare a chiudere i battenti quasi definitivamente. Toys’R’Us era diventato un’icona americana, e non solo: il logo con la classica R specchiata era riconosciuto un po’ ovunque, sia dai bambini che dagli adulti.
Il motivo dietro al fallimento dell’azienda è l’enorme accumulo di debiti –si parla di oltre 7 miliardi di dollari- dovuto al non riuscire più a competere con i grandi dell’e-commerce. Proprio così, la vendita online ha mietuto un’altra vittima, questa volta una particolarmente grossa che ha fatto molto rumore cadendo; ma sono molte le attività cessate a causa della comodità dell’e-commerce.

Il futuro è online, su questo ormai non ci sono dubbi. Le catene di distribuzione sono le più a rischio, minacciate dal titano Amazon, ma anche i singoli negozi di artigianato non hanno vita migliore. Il problema, molto presente anche in Italia (non per niente abbiamo la tassazione sulle imprese più alta d’Europa), è che mantenere un negozio cosa troppo: si arriva molto facilmente a pagare il 50% di tasse su, per esempio, una fatturazione annuale di 20 mila euro, una cifra che non basta ad evitare il debito quando si hanno dipendenti da pagare.

Come possono un’azienda o un’attività indipendente proteggersi da quella che gli esperti definiscono “l’Apocalisse del retail”? La risposta potrebbe essere l’ibridazione: “Chi riuscirà a integrare meglio online e offline, click e mattoni, velocità e qualità otterrà il vantaggio competitivo” dice Fabrizio Valente, esperto e consulente del settore retail e CEO di Kiki Lab.
Si potrebbe puntare sul ritiro in negozio, come ha fatto la stessa Amazon. Ironicamente, questo colosso dell’e-commerce ha deciso di aprire una quarantina di punti di ritiro su territorio italiano chiamati Amazon Locker in cui il cliente è libero di ritirare la propria spedizione evitando, quindi, i costi aggiuntivi online.
Una strategia vincente, o almeno così sembra, che Toys’R’Us forse non ha pensato di adottare.

Federica Messina

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