Caravaggio – L’anima e il sangue

Film evento attesissimo, Caravaggio – L’anima e il sangue ha dominato le sale italiane in sole tre specialissime date, 19, 20 e 21 febbraio. Secondo recenti statistiche si tratta del documentario d’arte più visto di sempre, con 130.000 spettatori e 1.200.000 € di box office. A grande richiesta il film ritornerà nei cinema il 27 e il 28 marzo.
La storia del cinema insegna che guardare un film in sala, magari proprio il giorno del suo debutto, è il modo migliore per godere di tutte le sue bellezze, soprattutto nel caso di un film che parla di arte. Questa è la storia di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio; nel documentario vengono affrontate vita e opere del celebre pittore seicentesco in maniera del tutto particolare e inaspettata.

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Bacchino malato (1593), dettaglio in 8K

Dal punto di vista tecnico si tratta di una delle prime esperienze in Italia realizzate in 8K, un formato che ci mostra l’opera d’arte nella sua totalità, mettendo in luce dettagli che non sarebbero visibili ad occhio nudo e regalandoci un’esperienza quasi tattile dei dipinti di Caravaggio. La scelta stilistica invece fonde elementi di estrema modernità con la classica analisi critica di più di 40 opere del Merisi, affidata all’esperto professor Claudio Strinati, insieme agli interventi della professoressa Mina Gregori.

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Emanuele Marigliano

Ciò che più contraddistingue questo documentario d’arte dagli altri è proprio quel sorprendente elemento di modernità che si può notare fin dalla scena iniziale. Ci viene presentato un Caravaggio moderno, umano, interpretato da un attore non professionista, Emanuele Marigliano, elettricista della troupe, mentre la voce interiore del pittore è affidata a Manuel Agnelli, cantate degli Afterhours. Si tratta di una recitazione simbolica, che attraverso gesti ed espressioni visive punta a trasmettere lo stato d’animo tormentato di Caravaggio, anche attraverso gli oggetti di scena particolarmente evocativi e una sceneggiatura quasi poetica e carica di pathos. Questo tocco di attualità pone a confronto due epoche paradossalmente simili, quella di Caravaggio e la nostra, con le stesse contraddizioni e ingiustizie. Nel film vengono attraversate le tappe geografiche che hanno condizionato la vita del pittore e la sua produzione artistica: Milano, Roma, Firenze, Napoli e Malta.

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Giuditta e Oloferne (1599)

Una produzione artistica assolutamente rivoluzionaria; Caravaggio fonde elementi sacri e profani, utilizzando come modelli per i suoi quadri, spesso di carattere religioso, figure umili come prostitute o poveri. Ci vengono presentate delle opere cruente, dove la presenza della morte e dell’orrore si riversa con violenza, anche a causa dell’esperienza personale di Caravaggio, personaggio inquieto ed iracondo.                                                          Ma la contraddizione che è propria di qualsiasi grande artista affiora nella raffinata delicatezza di alcuni quadri, dove la figura umana, dipinta con estremo realismo, sembra quasi osservare lo spettatore, e a causa della sua espressività magnetica è in grado di comunicare diverse sensazioni e stati d’animo.

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Ragazzo morso da un ramarro (1594)
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Vocazione di san Matteo (1600)

La tecnica più sorprendente che caratterizza lo stile del Caravaggio è quella della rappresentazione della luce. Sono emblematici infatti i fondali completamente neri e spogli, in contrapposizione a fasci o punti luminosi suggestivi.

Concludiamo con la frase finale del documentario che racchiude l’essenza primaria di un pittore tormentato e contraddittorio, ma che ha rivoluzionato l’intera concezione di Arte:                              “Penso non ci sia niente nelle tenebre e tutto  nella luce… Scelgo la luce.”

Trailer:

Eleonora Grossi

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