Quel misterioso frutto chiamato CARRUBA

Nel 1943 a Cavarzere, in provincia di Venezia, vive Anna, una bambina di 6 anni che frequenta la prima elementare nel convento delle suore Canossiane.
Ad Anna piace camminare, ma non è per questo motivo che ogni mattina allunga il tragitto che da casa sua porta alla scuola. Lo allunga perché in questo modo può passare davanti al negozio di frutta e verdura. Qui, nelle cassette appoggiate a bordo strada (perché a Cavarzere non ci sono i marciapiedi), ci sono delle banane, frutti di colore giallo dalla forma curiosa; Anna non sa che gusto abbiano perché costano troppo e la sua famiglia non può permetterselo. Una mattina però, accanto a quei frutti misteriosi Anna vede una specie di baccello piatto, evidentemente pieno di semi, di colore nero/marrone. Trafelata torna a casa, desiderosa di raccontare la scoperta appena fatta: «Seto mama, agò visto e banane seche» (ascolta mamma, oggi ho visto le banane secche). Ma la mamma è un po’ scettica: «Ma Ana, figurate se ghe se e banane seche!» ( ma Anna figurati se esistono le banane secche).
Poi però il 28 luglio 1944, giorno del primo bombardamento sulla città, arriva la guerra e bisogna scappare, lasciare la scuola, la casa e le misteriose banane secche. Il 27 aprile 1945 Cavarzere non esiste più, tutto è stato raso al suolo. Il tentativo di ricominciare a ricostruire viene però interrotto nel novembre del 1951 quando arriva l’alluvione, un evento catastrofico che riuscì nel giro di una quarantina di giorni a causare un centinaio di vittime e 180.000 sfollati. Seduti sul tetto della loro casa Anna e i suoi due fratelli attendono il gommone dell’esercito e salutano stavolta per sempre non solo la casa, la scuola ma anche il Veneto. Vengono trasferiti a Torino, e qui cominciano una nuova vita.
A 25 anni Anna si sposa, e dal matrimonio nascono due bambine. Ma non sono anni facili, la secondogenita non sta bene e già a 6 mesi soffre di un disturbo intestinale grave che la obbliga a prendere integratori e medicinali, oltre a bustine su cui vi è disegnata … una banana secca! Così Anna scopre che quel frutto in realtà si chiama CARRUBA ed è un alimento molto consigliato nelle diete di chi soffre di problemi gastrointestinali grazie al suo alto contenuto di fibre e alla sua capacità di prevenire le carenze vitaminiche. Ma quello che Anna continua a ignorare è che gusto abbia quello strano bacello.
Trenta anni dopo Anna sta camminando per le strade di Torino per raggiungere il Cottolengo, quando passando per Porta Palazzo vede un negozietto che vende solo frutta secca: arachidi, noci … e carrube! Anna, che ora ha la possibilità di acquistarle non resiste alla tentazione. Arrivata a casa le assaggia, ma il verdetto è «Disgustose».

Anna ora ha 81 anni e nonostante sia rimasta delusa dal gusto della carruba non smetterà mai di ringraziarla per averle permesso di salvare sua figlia.
Per Anna la CARRUBA è VITA.

(Anna ha mangiato la sua prima banana a Torino e ne è rimasta entusiasta)

Daniela Perazzo

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Mr.Loto ha detto:

    Anche a me il gusto non è piaciuto molto, probabilmente è anche per questo motivo che questo vegetale viene usato prevalentemente per foraggiare gli animali.
    Un saluto

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