Elon Musk, il demiurgo del nostro futuro

Con la sua “The Boring Company” ha venduto prima 50.000 cappellini, poi è passato alla vendita di 20.000 lanciafiamme e annessi estintori (perché bisogna sempre ricordarsi di giocare in sicurezza). Che sia una provocazione o una trollata, questa trovata gli ha fatto guadagnare cinque milioni di dollari. Perché Elon Musk è così, il più meraviglioso, geniale, cialtronesco Re Mida del nostro tempo.

Le storie dei self-made men piacciono sempre a tutti, soprattutto in campo tecnologico (vedi Jobs, Bezos, Zuckerberg, Gates, ecc). Sono storie di uomini che con pochi mezzi e tante idee e passione cambiano la nostra vita, tendenzialmente in meglio, e plasmano il futuro.
Al giorno d’oggi l’uomo che più di tutti sta tracciando una via per un domani meno fantascientifico è Elon Musk.
Nato in Sudafrica, trasferitosi in Canada a diciassette anni per frequentare l’università, Musk dimostra fin da bambino di essere sveglio: a dieci anni impara a programmare da solo leggendo un libro, e a dodici vende un videogioco creato da lui ad una rivista specializzata per 500 dollari dell’epoca. Giunto in Canada e negli USA, dopo una laurea in fisica e una in economia, abbandona il dottorato per concentrarsi sulla sua carriera di imprenditore.
Prima fonda Zip2, una sorta di Google Maps ante litteram (prendete la definizione per buona e molto approssimativa), che vende a ventotto anni alla Compaq per 340 milioni di dollari. Poi con i due spicci ricavati dalla vendita precedente fonda un metodo nuovo per pagare online, una robetta chiamata PayPal, che vende ad eBay per 1,5 miliardi di buone ragioni.
A questo punto decide di investire tutto il denaro guadagnato in due società: Tesla Motors e SpaceX (diventando il primo proprietario privato di una società di trasporti spaziali). La prima inizia a produrre auto completamente elettriche dalle prestazioni incredibili (ed è uno dei principali motivi per cui l’industria automobilistica sta evolvendo così rapidamente nel campo delle energie rinnovabili). La seconda poco più di un mese fa ha spedito in direzione di Marte un’auto (una Tesla, ovviamente) utilizzando un vettore quasi completamente riutilizzabile, abbattendo i costi per l’invio in orbita di oggetti di grandi dimensioni.
Nel frattempo ha fatto qualche comparsata in film e serie tv, ha plasmato un’immagine di sè come quella di un uomo molto affabile, simpatico (il suo profilo Twitter strappa ben più di un sorriso), capace di rendere cool e social un lancio spaziale (che è di per sé uno dei traguardi più poetici e belli che l’uomo abbia mai raggiunto, ma che in pochi apprezzano a dovere).
E potrei continuare così per ore, perché Musk non si ferma mai. Tocca qualcosa, lo rende d’oro zecchino, scintillante e alla portata di tutti, e con il ricavato allunga le mani su qualcosa di nuovo e inesplorato. Così dopo SpaceX e Tesla si è gettato su SolarCity (energia solare e rinnovabile), OpenAI (un progetto per la creazione di una intelligenza artificiale “amichevole”), Hyperloop (un treno sotterraneo capace di viaggiare alla velocità del suono), NeuraLink (una startup di neurotecnologie per collegare il cervello umano con le intelligenze artificiali) ecc. Senza dimenticare “The Boring Company”, che vende lanciafiamme.

Quindi, in conclusione, come etichettare Elon Musk?
Una canzone degli OkGo nel mezzo di una strofa dice “le persone mediocri fanno di continuo cose eccezionali”. Chiunque può indovinare un investimento, o avere un’idea innovativa o diventare ricco, eppure ben poche persone comuni riescono a rivoluzionare il mondo sotto così tanti aspetti diversi (o almeno tentano di farlo).
Quello che è certo è che Elon Musk è un visionario, nel senso più letterale e positivo del termine. Le sue scelte e le sue società stanno lentamente plasmando il nostro domani, o almeno stanno muovendo dei primi timidi passi in direzioni non convenzionali e inesplorate, che fino a pochi anni fa sembravano appannaggio solo dei migliori racconti di fantascienza.

Luca Negro

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