7 cose che abbiamo amato (e odiato) degli anni ’80

È la nostalgia di un passato che molti hanno avuto la fortuna di vivere, mentre altri ne sono semplicemente attratti o inconsapevolmente condizionati: oggi parliamo dei colorati quanto eccessivi anni Ottanta, ripercorrendo le principali caratteristiche che li hanno resi così indimenticabili.

  1. La disco dance. È senza dubbio lei la vincitrice indiscussa della classifica, si 0759b5c0-1e62-47c4-a2ac-22a777a35193.jpg potrebbe quasi dire che sono stati proprio gli anni Ottanta ad aver iniettato nelle vene quel senso del ritmo tipico di chi consumava la pista della discoteca. Chi non ha mai ballato almeno una volta “Maniac” di Michael Sembello o “Tainted Love” dei Soft Cell? Prima fra tutte ricordiamo l’iconica Madonna con il suo singolo “Like a Virgin”, i Tears for Fears, autori della celebre “Mad World”, ma anche lo spensierato femminismo di Cyndi Lauper in “Girls Just Want To Have Fun” e i Depeche Mode. I veri musicisti del decennio sono i Toto, che nel febbraio 2018 hanno esordito con un nuovo album “40 Trips Around the Sun”, contenente sia classici che brani inediti, per celebrare i 40 anni di attività della band. Mentre è “Thriller” di Michael Jackson l’album più venduto al mondo.
  2. I cantautori. La musica degli anni Ottanta si aggiudica anche il secondo posto. In questo caso però de-andre2-2.jpg gli eccessi che caratterizzano questo periodo toccano una sfera più elevata e sofferta, che si discosta nettamente da quel tipico sentimento frivolo e leggero; i cantautori infatti rappresentano il lato più sensibile e profondo di quegli anni, non privi di                                                      difficoltà e disagi esistenziali. Parliamo di eccessi perché il loro stile di vita è spesso sregolato e anticonvenzionale, come reazione a un mondo materialista e superficiale. Infatti questi sono anche gli anni di Fabrizio De André, con l’album “Crêuza de mä” del 1984, di Roberto Vecchioni, Franco Battiato, Francesco De Gregori, Antonello Venditti… Serve aggiungere altro?
  3. c20d9-punk1La moda. Come dimenticarsi dello stile eccentrico e alquanto discutibile degli anni
    ’80? Sono gli anni di assurdi tagli di capelli, spesso e volentieri cotonati, delle spalline imbottite e dei celebri “fuseaux” aderenti e coloratissimi, rigorosamente accompagnati da scaldamuscoli. Ma oltre a questo stile che definirei affettuosamente “trash” troviamo  ancora il punk, nato verso la metà degli anni ’70, e altre due sottocategorie molto in voga in quel periodo: i Paninari e gli Yuppies. I primi nascono a Milano, moda-anni-80-le-collane-oversizeprecisamente in piazza San Babila. Si tratta di un gregge di adolescenti contrassegnati dal classico piumino Moncler, le scarpe Timberland e gli occhiali Ray Ban, tutti accomunati da una forte attrazione verso l’omologazione e il materialismo, niente di nuovo insomma. Mentre gli Yuppies, ovvero Young Urban Professional, sono quei giovani businessman americani la cui massima aspirazione è quella di guadagnare più soldi possibile. Sfoggiano abiti firmati da stilisti italiani come Versace e Armani, guidano macchine costose e frequentano feste private in esclusivi locali newyorkesi come lo Studio 54. Questo modello arriva anche in Italia e, così come all’estero, è caratterizzato da uno stile di vita materialista dove il consumo della cocaina è alquanto comune.
  4. La tecnologia. Dalla nascita di Internet (l’Italia fu il terzo Paese europeo ad giochi-anni-80-super-mario-bros.pngottenere la connessione alla rete), ai primi costosi ed ingombranti telefoni, ai walkman e le cassette a nastro, alla novità degli effetti speciali in film come “Star Wars”, “E.T”. e “Ritorno al Futuro”, fino ai videogiochi divenuti ormai cult come “Super Mario” e “Pac-Man”, questi sono gli anni dove la tecnologia inizia a diffondersi notevolmente.
  5. Blockbuster e cult movies. “Blockbuster” è un termine utilizzato verso la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ‘80 per definire un film che ha riscosso un particolare successo, una sorta di “film evento”. I registi più celebri all’interno dell’industria cinematografica di quel periodo sono George Lucas, autore del sopracitato “Star Wars”, e Steven Spielberg, creatore de “Lo Squalo” e “E.T.” Altri cult che hanno segnato la storia del cinema, ma che sono estranei ai meccanismi industriali, sono i film di Stanely Kubrick, tra cui “Shining” e “Full Metal Jacket”. Ricordiamo anche il maestro dell’horror italiano Dario Argento, con film come “Suspiria”, “Opera” e “Profondo Rosso”. Essendo un periodo particolarmente spensierato non possono mancare film con forti componenti musicali come l’indimenticabile “Dirty Dancing”, con l’affascinante Patrick Swayze, “Footloose”, “Flashdance” e il celebre “The Blues Brothers” che tutti conosciamo.
  6. Cartoni animati. Sono anni indimenticabili anche per i bambini degli anni Ottanta,
    che tra un cubo di Rubik e l’altro restavano incollati davanti alle TV, catturati dal fascino della coraggiosa eroina “Lady Oscar”, dall’ “Uomo Tigre”, fino al ladro gentiluomo “Lupin”, “Occhi di Gatto”, “Doraemon”, “Mila e Shiro”… Cartoni che un nostalgico adulto dei giorni nostri riguarderebbe volentieri.14-12-2015-Occhi_di_gatto.jpg
  7. L’era delle apparenze. Concludiamo con una citazione del libro “Look Parade” (1985) scritto dal giornalista Roberto d’Agostino insieme a Lucia Castagna a proposito della propria epoca e di quella mancanza di valori che veniva fortemente percepita e sofferta:

    «Oggi, in piena civiltà dell’immagine, si imposta un nuovo concetto, un nuovo effetto speciale, quello dell’apparire. Ognuno cerca di esibire quel mosaico di informazioni visive chiamato look. Attraverso un look l’uomo può evadere dall’universo ripetitivo della quotidianità dove ognuno assomiglia a chiunque altro, per scacciare l’ossessione più insopportabile di questi anni Ottanta: essere perdenti, non riscuotere il successo sociale, cadere nel cono d’ombra del banale quotidiano».  

Eleonora Grossi

 

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