Hamsun, il premio Nobel che appoggiò Hitler

Il premio Nobel per la Letteratura Knut Hamsun (1859-1952), verso la fine della sua vita, fu costretto in manicomi e ospizi e sottoposto ad annose angherie da parte dei suoi carcerieri. Il motivo? Si era infatuato del Nazismo: scrisse un ditirambico elogio ad Hitler e sostenne il governo norvegese filo-nazista di Quisling.

Negli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale e durante quest’ultimo, Hamsun radicalizzò il suo disgusto verso la modernità, la metropoli, l’industria senz’anima che aliena gli individui, e idealizzò un culto per la Natura incontaminata e «autentica». Egli vedeva nel nazismo e nel suo Führer un argine al dilagare della Tecnica (un po’ come Martin Heidegger). Questo suo culto neo-romantico per la natura selvaggia – e il conseguente rifiuto della civiltà industriale e delle sue storture – può essere rintracciato nei suoi lavori più significativi: “Pan” e “Fame”. Il primo è una vera e propria immersione nella natura scandinava, continuamente divinizzata e celebrata dall’autore. Il protagonista, Thomas Glahn, narra le sue vicende di romantico vagabondo emarginato dalla società, fino all’incontro con una giovane donna dall’aspetto di ragazza che lo attrarrà in un desiderio ossessivo. Nel secondo romanzo, “Fame”, ritroviamo il protagonista vagabondo ostile alla società, tormentato da deliri per la mancanza di cibo, dalla ricerca di soldi, dal desiderio di scrivere qualcosa che possa essere pubblicato e che valga qualche corona, stima e amore. Se all’inizio la fame è disciplina, perché gli causa un senso di distacco e solitudine felice, arriverà ad assillarlo fino al punto di mordersi ferocemente un dito. Da questo romanzo emerge il rifiuto della società materialista, ossessionata dal denaro e incapace di apprezzare l’arte e la poesia.

Knut Hamsun è un gioiello della cultura europea, dimenticato e frainteso come accade solo ai grandi, soprattutto quando scelgono di schierarsi dalla parte sbagliata della storia. Ed oggi, a settant’anni dalla tragedia dell’ultima guerra mondiale, letterati come Hamsun meritano di essere riscoperti e riposizionati ai vertici della letteratura mondiale.

Davide Cavaliere

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