Minimal Art: oggetti muti ma fecondi

Le forme descritte dagli artisti legati all’arte minimale configurano un luogo benedetto dove il proibito assume l’identità del possibile e diventa più che ragionevole calpestare l’astratto. Si tratta di un ritorno alla dimensione concreta : L’arte sono io, come me ha natura terrena e risponde all’imperante legge scientifica della forza di gravità.

L’esigenza di fuggire dall’imposizione della matematica, che ci ammanetta e costringe ad un mondo di ragione, ci porta a cercare l’ideale in tutto ciò che è artistico. Forti della volontà d’essere liberi spaziamo con amore nelle forme perfette della statuaria greca, nei colori brillanti degli impressionisti, ma chiediamo con insistenza all’artista minimale “che cos’è un dato luogo” ed in assenza di risposta definiamo le forme da lui create “fredde e razionali”.

La verità che l’artista accusato tace è che Il luogo dell’arte è il luogo della vita, quest’ultimo rappresenta l’unico paradiso dove l’essere si esprime in mondo assoluto e senza compromessi. L’arte non può superare i confini della realtà ma permette all’osservatore sensibile di abbattere i limiti che la ragione logica gli impone.

La semplicità dell’arte minimale, sviluppatasi nello stesso periodo della “pop art” tradizionale americana, non si impone con irruenza al nostro giudizio, dalle sue strutture non emergono aggressivamente forme conosciute dai colori sfavillanti, ma fisionomie essenziali che scegliamo di rispettare per la sola ragione del loro esistere. L’arte minimale si propone come forma assoluta all’interno della dimensione terrestre, non esprime ideologie particolari se non quella della libera espressione di se stessa. Essa aspetta  umile il nostro consenso a condividere nello spazio concreto della vita la sua forza grandiosa.

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Abbiamo chiesto alla scienza di svelarci il difetto del mito, alla matematica di rivelare l’impossibilità della parabola, ma cerchiamo le prove che confermino l’esistenza di Dio in ogni esperienza estetica. Come una favola che nasconde nelle parole-forziere una preziosissima morale, all’arte minimale non servono convenzioni per esprimere ciò che è giusto. Con libertà il precetto emerge dischiudendoci un mondo e soverchiando le leggi dettate dalla scienza.

Un primo sguardo disattento verso l’artista minimale ci ha portato a calpestare con superficialità un “mare di bellezza”. Sull’acqua, però, non si può camminare e ci siamo persi nella trasparenza azzurra delle onde, ritrovando la dimensione d’autorità universale che avevamo sempre ricercato nell’ideale.

La minimal art definisce Il reale come il paradiso della realizzazione dell’essere, l’individualità come  “canto ed immagine di Dio”. Questa manifestazione artistica discende umilmente nel mondo concreto a rivelare la verità che le scienze imprigionano nei numeri astratti.

Angela Calderan

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