Veloce recap della guerra di Corea

Alcuni giorni fa si sono incontrati per la prima volta i leader delle due Coree Kim Jong-un e Moon Jae-in per discutere della denuclearizzazione dell’intera penisola e per iniziare una trattativa che porterà ad un trattato di pace. Al di là dei grandi sorrisi, strette di mano e ammicchi alle telecamere, l’incontro rappresenta un momento storico per le due nazioni, formalmente in guerra dal 1950, perché per la prima volta i due capi di Stato hanno potuto incontrarsi nella zona demilitarizzata.
Ma perché le due Coree si odiano così tanto? Quali sono le ragioni per cui il Nord sforna bombe a fissione nucleare, mentre il Sud produce Gangnam Style? Ecco per i meno attenti un riassunto (molto riassunto).

Fino al 1943 la penisola coreana era interamente controllata dal Giappone. Per chi si fosse perso gli ultimi aggiornamenti, il Giappone perse la guerra e fu costretto a cedere tutti i suoi territori esterni, che vennero spartiti tra aree di influenza americana e russa. Nel caso di specie la Corea, nonostante le presunte volontà di costituire una nazione unificata, venne divisa all’altezza del 38° parallelo tra l’Unione Sovietica nel nord e gli Stati Uniti nel sud.
La maggior parte della popolazione coreana intendeva eleggere un unico leader per entrambe le Coree, ma lo scoppio della Guerra Fredda raffreddò presto le speranze della popolazione. Mentre nel Sud si insediava il presidente Syngman Rhee, il Nord passò nelle mani di Kim Il-sung. Quest’ultimo, nonno dell’attuale leader Kim Jong-un, venne scelto dall’URSS per la sua vicinanza sia a Stalin che alla Cina di Mao Tse-tung, ed instaurò nel paese un regime comunista di aperta opposizione nei confronti degli Stati Uniti e del loro stile di vita capitalista.

Le tensioni tra i due paesi culminarono nel 1950 quando il Nord, con la benedizione di Mao e i carri armati sovietici, invase militarmente il sud. Con gli Stati Uniti e l’ONU a sostenere il Sud e l’URSS e la Cina a foraggiare e rifornire il Nord (ma mai appoggiandolo direttamente), la guerra di Corea ha rappresentato il primo vero conflitto della Guerra Fredda. Per la prima volta nella storia umana le persone di tutto il mondo potevano iniziare a percepire la tensione e l’angoscia di vivere avendo una testata nucleare  puntata contro di loro.

La guerra durò tre anni, lasciando i contendenti sfiniti e decimati: il costo in vite umane fu salatissimo, arrivando a contare quasi tre milioni di morti. Nel luglio 1953 venne firmato un amaro e sgradito armistizio tra Nord e Sud nel villaggio di Panmunjeom, dove ora sorge il confine tra le due nazioni e la zona demilitarizzata. All’armistizio non seguì mai un vero e proprio trattato di pace, lasciando le nazioni formalmente ancora in guerra dal 1953 sino ad oggi.

Arriviamo ai giorni nostri, con il Sud che è una delle economie più in crescita del mondo e il Nord che, per le poche sporadiche informazioni che giungono, non se la passa invece benissimo. L’incontro di Panmunjeon del 26 aprile scorso ha dell’incredibile e, se portasse ad un vero trattato di pace, presupporrebbe uno sforzo immane da parte di entrambe le parti contraenti. Vero è che incontri del genere ci sono già stati in passato, ma per una volta ci sembra doveroso concedere alle due Coree almeno il beneficio del dubbio. Solo il tempo ci dirà se dietro quel sorriso e quella stretta di mano si celi un bluff o una reale volontà di cambiamento.

Luca Negro

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