L’impressionismo: incontro-scontro tra ideale e reale

Durante il mio soggiorno a Vienna ho avuto la fortuna di imbattermi in diversi dipinti di Monet, un importante artista legato alla corrente ottocentesca dell’impressionismo. Ciò che ha reso questo movimento artistico rivoluzionario fu semplicemente la volontà di confrontarsi con il reale in maniera diretta: attraverso tratti sicuri di colore l’artista riproduce nell’opera d’arte il mondo concreto che si manifesta ai suoi occhi. Questo trapassa lo sguardo sensibile del pittore, che lo rimette sulla tela senza l’apporto di nessun tipo di filtro.

Il risultato di tale processo è sorprendente: dal puro confronto con il reale nasce sulla superficie della tela un “mondo altro”. Questo non corrisponde a quello tangibile quotidianamente sottoposto al nostro sguardo, tanto meno le sue forme coincidono con quelle convenzionali tradizionalmente definite dalle norme accademiche. Nell’opera d’arte si sviluppa uno spazio di sogno, una realtà d’armonie. Qui i colori spaziano come toni necessari di una sinfonia perfetta ed ogni elemento diventa indispensabile alla resa finale del quadro. Ogni tocco ha uguale valore e s’impone agli occhi dell’osservatore allo stesso modo: rapporti paritari dove la bruttura acquisisce dignità e si redime in nome dell’unità perfetta del risultato finale.

Di fronte ai nostri occhi si dischiude lo spazio utopico dell’arte. Qui la realtà viene ridefinita nelle sue contraddizioni, nessuna forza si impone sull’altra. Ogni particolarità trova il proprio spazio d’espressione e rende possibile il manifestarsi libero e completo delle forme vicine.

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La verità descritta dagli impressionisti sconvolge il mondo ottocentesco, scardina le convinzioni accademiche, impone una nuova visione dell’arte. Lo spazio definito appare tanto seducente da condurre alcuni artisti come Monet al voler vivere concretamente il sogno descritto dal proprio pennello. L’artista francese si ritira a Giverny e qui costruisce il proprio paradiso spirituale dove la natura s’esprime libera in un coinvolgente ed estasiante tripudio di colori.

Nelle opere dove propone scorci di questi luoghi magici, Monet spalanca le porte del suo giardino allo sguardo indiscreto dell’osservatore, egli definisce l’accesso ad un mondo altro, qui non è l’arte a sottomettersi alla natura ma è la natura stessa a reggere il confronto con il mondo utopico descritto dall’arte. Così il sogno per un momento diventa realtà.

Angela Calderan

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