Il drammatico weekend di Imola

L’autodromo dedicato a Enzo e Dino Ferrari si snoda per quasi cinque chilometri appena fuori Imola. Fino al 2006 ha ospitato la tappa sammarinese del Mondiale di Formula 1, mentre al giorno d’oggi è il circuito italiano per il campionato di Superbike. A vederlo oggi, a quasi 65 anni dalla sua inaugurazione, è un circuito del tutto sicuro: pitlane rinnovata meno di dieci anni fa, tracciato ammodernato e pensato per essere il meno pericoloso possibile.
Nei giorni tra il 29 aprile e il 1 maggio 1994 non era così.

VENERDÌ 29 APRILE
Giorno di prove libere, la Jordan di Rubens Barrichello (lo stesso che verrà a correre in Ferrari parecchi anni dopo) colpisce un cordolo di traverso, prende il volo, si libra in aria per alcuni istanti eterni e va a sbattere contro le reti di protezione ad una altezza di un metro e venti, rimbalza verso la pista e si ferma dopo due avvitamenti su se stessa. Il pilota brasiliano viene estratto esanime da ciò che resta dell’abitacolo e portato in ospedale, ma se la cava incredibilmente bene (braccio e naso fratturati, una costola incrinata e una commozione cerebrale).

SABATO 30 APRILE
Verso la fine delle qualifiche la Simtek di Roland Ratzenberger si schianta a 310 km/h contro il muro esterno. L’abitacolo, nonostante la velocità elevatissima, regge bene all’impatto ma la decelerazione (da oltre 300 km/h a 0) provoca una frattura alla base del cranio del pilota austriaco, la cui testa penzola in modo innaturale fuori dalla monoposto. I medici sul tracciato tentano di rianimarlo senza successo, viene trasportato in elicottero a Bologna. Morirà prima ancora di arrivare in sala operatoria.
La prima morte durante un weekend di gara da dodici anni a quel momento scuote profondamente l’ambiente della F1. Uno su tutti sembrava aver subito il peggior colpo al morale: il tre volte campione del mondo Ayrton Senna. Prima l’incidente (senza conseguenze) del suo pupillo Barrichello, poi la morte del collega Ratzenberger l’avevano sconvolto. Avendo segnato il miglior tempo nelle qualifiche, per commemorare la morte del pilota della Simtek il giorno dopo deciderà di correre con una bandiera austriaca nell’abitacolo, da sbandierare dopo la vittoria.

DOMENICA 1 MAGGIO
Ore 14:00. Pronti-via, l’auto di JJ Lehto rimane ferma sulla griglia di partenza, la Lotus di Lamy la cilindra in pieno e i detriti feriscono nove spettatori sulle gradinate (uno dei quali rimarrà in coma per diverso tempo). Per permettere che venga ripulito il rettilineo entra la safety car, che esce dopo cinque giri. Il sesto giro scorre senza problemi, ma durante il settimo Ayrton Senna perde il controllo della vettura: un esame successivo evidenzierà la rottura di una saldatura allo sterzo. Arriva alla Tamburello ai 311 km/h, non riesce a sterzare e, come un passeggero su un’auto non più sua, si schianta contro i sacchi di sabbia e gomme. Può solo frenare bruscamente, ma non basta. La sospensione destra cede, un puntone si spezza, penetra la visiera e si conficca nella regione occipitale destra del pilota. Bandiera rossa, elisoccorso, Ospedale Maggiore di Bologna, ma è tutto inutile. Sono le 14:17 di domenica 1 maggio, e il tre volte campione del mondo Ayrton Senna muore alla Tamburello di Imola.

Due piloti morti, uno ferito per miracolo, nove spettatori feriti per i detriti di un incidente a bassa velocità, cinque meccanici all’ospedale per una ruota mal fissata durante un pit-stop. Un weekend maledetto, ma non sprecato: lo schiaffo di questo disastro colpì come un maglio la F1, che rivoluzionò il suo intero sistema di sicurezza. Imola e altri circuiti vennero profondamente modificati per essere più sicuri, le monoposto divennero meno performanti e pericolose, venne imposto il limite di velocità ai box e più uscite di sicurezza e standard più rigorosi.
Per quanto uno sport estremo come la Formula 1 lo permetta, le modifiche imposte dopo quel weekend possono essere definite efficienti: quella di Senna rimase l’ultima morte di un pilota in gara per altri 21 anni, fino alla morte di Jules Bianchi nel 2015.

Luca Negro

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