Papers, please!

Papers, please” è un indiegame sviluppato da Lucas Pope, ex dipendente dalla più celebre Naughty Dog. Il gioco fa la sua prima apparizione nel 2013, anno in cui fa incetta di premi tra cui un Bafta, prima di arrivare, nel 2017, su Playstation Vita ed è tranquillamente disponibile sulla piattaforma Steam. Pope ha dichiarato che il gioco nasce dalla sua esperienza come passeggero e dalle lunghe code effettuate alle dogane, a cui ha aggiunto una ambientazione distopica non troppo irreale.

Il giocatore dovrà cimentarsi nei panni di un addetto alla frontiera del proprio paese: Arstotzka, sotto una dittatura comunista e alla prese con conflitti a fuoco e scontri diplomatici con gli stati vicini. Il protagonista dovrà controllare i documenti dei viaggiatori seguendo le strette regole del regime, facendo però attenzione perché questi saranno spesso incompleti o contraffatti e non è da escludere l’eventualità di terroristi e contrabbandieri. Ogni giorno le regole cambiano: un giorno possono entrare solo i cittadini di Arstotzka, il giorno dopo possono entrare tutti ma solo con uno specifico documento oppure tutti i cittadini di un dato paese devono essere sottoposti al bodyscanner. Alla fine del turno si riceverà uno stipendio in base alle persone che sono entrate nel paese, a cui devono essere aggiunte eventuali mazzette e sottratte multe in caso di troppi errori. Con i soldi rimasti bisognerà pagare l’affitto, il cibo e le medicine per la propria famiglia e gli eventuali upgrade del proprio ufficio. Levato il grado di sfida crescente e la velocità richiesta per finire ogni livello, non mancano i problemi etici e morali: si possono rispettare in modo assoluto le regole o diventare corrotti e guadagnare soldi a scapito degli altri o aiutare l’organizzazione segreta EZIC che vuol far cadere la dittatura. O fuggire. Ci saranno anche dei momenti in cui ci verrà chiesto di porre fine alla vita di alcune persone. Le possibilità sono molte: infatti sono previsti ben venti finali, a seconda delle scelte fatte in gioco.

Il gioco sa intrattenere, soprattutto chi è particolarmente amante dei giochi rompicapo e degli strategici. La crescente difficoltà e velocità aiuta a non stancarsi alla fine di un gameplay ripetitivo. Ne è talmente il punto forte che esiste anche la modalità infinita, dove non è la storia ad essere al centro quanto proprio la bravura a controllare i passaporti. Ma è proprio la ripetitività, assieme alla grafica e alla musica, che centra l’obiettivo: sono tutti elementi che ti portano all’alienazione, che ti portano a pensare che “devo fare solo il mio lavoro e bene”, come un’automa. Dall’altra parte della propria scrivania però non ci saranno sempre i “cattivi”, cioè gente ricercata o truffatori, ma anche vittime della guerra. Starà a noi scegliere se far passare, ad esempio, la moglie di un uomo che abbiamo appena ammesso nel paese sebbene sia senza i documenti giusti, o ppure rispedire indietro una donna sapendo che stiamo firmando la sua condanna a morte. Farle passare comporterà una multa per voi e meno soldi per la vostra famiglia, che rischierà di ammalarsi e morire se non pagherete per il cibo e il riscaldamento. Qualsiasi sia la nostra scelta ci saranno delle conseguenze ma starà al giocatore capire quale riuscirà a sopportare continuando a ripetere all’infinito “Documenti, prego!”. Tanto alla fine è solo un gioco, no?

Emilia Scarnera

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