Falcone, la Trattativa e la riabilitazione

Giovanni-Falcone

Della vita e del lavoro di Giovanni Falcone è stato detto molto, moltissimo in questi 26 anni dalla la sua morte. Una morte atroce, sconvolgente e che ha segnato profondamente l’Italia e segnò anche l’inizio di una rapida successione di stragi.
Degli esecutori dell’ attentatuni, del tritolo usato, di quell’autostrada scoperchiata si sono occupati inquirenti, giudici, corti di appello e Cassazione. L’uomo nero che decise quella strage, Totò Riina, è ormai morto anche lui.

Pensavamo che quasi tutto fosse stato scoperto, vagliato e giudicato in questo quarto di secolo dal 23 maggio 1992; eppure nel dicembre scorso venne ritrovato un biglietto, un appunto del giudice Falcone disperso tra le sue carte e i suoi faldoni nell’ufficio-museo alla Procura di Palermo. Lo ritrovò Giovanni Paparcuri, uno dei suoi più stretti collaboratori che oggi potremmo definire un custode di quel museo.
Un foglio di carta che il giudice stava usando forse per appuntarsi alcuni elementi di un interrogatorio e che recita:

Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi da 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano.

Un dettaglio decisamente importante, specialmente oggi che abbiamo una sentenza di primo grado sulla Trattativa Stato-mafia, ora che il tre volte primo ministro Silvio Berlusconi è stato appena riabilitato da Tribunale di Sorveglianza.

Mentre ci prendiamo un minuto per condividere un post sull’anniversario della strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, proviamo anche a mettere in fila i pezzi che abbiamo.
Vittorio Mangano è lo stesso “stalliere” mafioso che si trasferì ad Arcore per due anni e si occupava di Berlusconi.
Gaetano Cinà è un mafioso amico di Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi e cofondatore di Forza Italia e attualmente sconta una pena di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Lo stesso Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado nel processo sulla Trattativa per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato per quanto riguarda il primo governo Berlusconi.

Potrebbe essere più utile a tutti, forse, quest’anno ricordare quelle cinque vittime riguardando a questi 26 anni in un’altra prospettiva, mettere insieme i fatti, ciò che è provato. Questo 23 maggio possiamo ricollocare dei pezzi e vedere un quadro più generale di cosa successe.

Cecilia Marangon

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