Un’ora con Rosella Postorino: presentazione de Le assaggiatrici

Anche quest’anno Torino è stata protagonista della trentunesima edizione del Salone Internazionale del Libro. Ospiti eccezionali hanno popolato il salone: Zerocalcare, Gramellini, Fabio Volo, Sgarbi… questi sono solo alcuni dei nomi più famosi, ma molti autori emergenti e case editrici giovani hanno contribuito a rendere il salone del libro un’esperienza unica per chi vi ha partecipato.
E proprio al Padiglione 4, al Caffè Letterario si è svolto sabato 12 l’incontro con Rosella Postorino, autrice de Le assaggiatrici, libro uscito per Feltrinelli l’11 gennaio 2018. A presentarla e a dare vita al dialogo c’era Michela Murgia, autrice del celebre Accabadora, che ha elogiato la scrittura vivida della Postorino.

Le assaggiatrici è un romanzo ambientato in Germania – siamo alle soglie della disfatta nazista, tra la fine del 1943 e il 1944 – più precisamente a Gross-Partsch, dove ha sede la Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler. Rosa Sauer, berlinese che si trova ospite in casa dei suoceri mentre il marito è a combattere al fronte, viene scelta assieme ad altre nove donne per diventare assaggiatrice di Hitler. Ogni giorno Rosa viene prelevata da un bus che la porta fino alla Wolfsschanze, dove deve consumare i tre pasti giornalieri del Führer che potrebbero essere avvelenati; ogni giorno potrebbe essere l’ultimo per lei, o per una delle altre assaggiatrici.

L’idea per questo romanzo viene da un articolo che la Postorino aveva letto per caso. Una delle assaggiatrici di Hitler, Margot Wölk, aveva finalmente deciso di raccontare la propria storia, fino ad allora taciuta al marito e ai media. Margot aveva 96 anni quando avvenne l’intervista, circa nel 2013, e a 25 anni era stata scelta dal sindaco della sua cittadina per diventare una delle assaggiatrici di Hitler fino alla sua disfatta nel 1944. Margot ha raccontato la sua esperienza come assaggiatrice come una delle più angosciose della sua vita: dopo ogni pasto le SS rinchiudevano le donne in una sala per un’ora, in cui aspettavano che una o più di loro mostrasse sintomi di avvelenamento; alla fine di quest’ora, quando nessuna aveva mostrato alcun sintomo, le donne scoppiavano a piangere in un pianto liberatorio. Aiutata da un generale nazista, Margot riuscì in seguito a scappare a Berlino, ma lì venne catturata dai soldati russi che avevano invaso la città, imprigionata assieme ad altre giovani nella casa di un medico per 14 giorni e violentata ripetutamente. Ciò impedì alla Wölk di avere figli e contribuì al suo allontanamento dal marito. Margot Wölk non si risposò mai e passò il resto della sua vita in solitudine, accompagnata solo dai traumi del suo passato.

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A sinistra Michela Murgia; a destra Rosella Postorino, autrice de Le assaggiatrici.

La Postorino rimase così colpita dal suo racconto che decise di volerla incontrare, già attirata dall’idea di scrivere un libro, ma dopo una ricerca di 3-4 mesi scoprì che Margot Wölk era morta poco tempo prima. Rimaneva la voglia di scrivere un romanzo, nonostante le difficoltà di un discorso etico oltre che tecnico: dove reperire il materiale per il romanzo? “Ho il diritto di scrivere, o addirittura inventare, parti della vita della Wölk?” si chiedeva l’autrice. Infine la voglia ha vinto su tutto, e in pochi anni è nato Le assaggiatrici, che ripercorre molte delle tappe della vita di Margot, ad eccezione dello stupro, che secondo la Postorino era una storia a sé e sarebbe servito un intero romanzo per analizzare l’episodio e raccontarlo come si deve.

Come tutti i romanzi della Postorino, anche questo si concentra sul tema del vittimismo che genera colpa, e in questo caso dell’oppressione che rende le vittime colpevoli, del potere che toglie l’innocenza. Non vuole, infatti, essere un romanzo storico: le relazioni tra Rosa (non a caso la protagonista è stata chiamata come l’autrice, così come non è un caso che il libro sia scritto in prima persona) e le compagne assaggiatrici è il focus principale. Anche il potere, rappresentato all’interno del romanzo in diverse forme, è un tema importante del libro: il potere dei generali delle SS sulle assaggiatrici, il potere che hanno le altre persone su Rosa, il potere che Rosa ha su un generale, in un ribaltamento finale. Il cibo, sempre presente nella narrazione, è una metafora di vita e di morte, una condanna alla vita per la protagonista che si domanda.
Rosella Postorino, di formazione cattolica, si ritiene una non credente praticante. La cristianità ha svolto una parte molto importante nella sua infanzia; non c’è quindi da stupirsi se nel romanzo troviamo una certa aura religiosa, termini riconducibili alle funzioni, citazioni implicite a salmi della Bibbia.
Potrei aver dipinto Le assaggiatrici come un libro pesante, dati questi temi particolari, ma non è così. La narrazione è veloce e scorrevole, il romanzo non arriva neanche a 300 pagine e, se prende il lettore, può essere letto tutto d’un fiato.
Che alla fine piaccia o meno, può essere una lettura interessante ed è sicuramente una delle poche che parla – anche se con toni romanzati – di alcune figure di cui il mondo non era a conoscenza: le assaggiatrici di Hitler.

Federica Messina

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marinella Brizza ha detto:

    Conduco gruppi di lettura nella mia città e Le assaggiatrici ha vinto il primo premio nella nostra playlist letteraria. Successo meritato!

    Piace a 1 persona

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