Anche i cristiani vengono perseguitati

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Stando ai dati dell’Osservatorio sulla cristianofobia, dal 2000 ad oggi i cristiani vittime di persecuzioni sono stati 160 mila all’anno. Vengono perseguitati principalmente nelle nazioni a maggioranza islamica: Egitto, Pakistan, Indonesia, Iraq e Nigeria.

I numeri della persecuzione in Nigeria sono particolarmente impressionanti: 11.500 cristiani nel nord del paese africano sono stati uccisi in cinque anni e 13.000 chiese sono state distrutte, costringendo 1,3 milioni di cristiani a fuggire in aree più sicure del paese. Le cose non vanno meglio in Sudan, dove il conflitto tra un nord a prevalenza musulmana ed un sud cristiano e animista ha alimentato una guerra civile che è durata più di 40 anni, costituendo una delle più gravi situazioni umanitarie esistenti e che ha portato all’indipendenza del Sudan del Sud il 9 luglio 2011. Questo ha tuttavia lasciato i cristiani del nord, oltre 1 milione, in una situazione molto precaria: spesso vengono assassinati o ridotti in schiavitù dalle milizie janjaweed (“diavoli a cavallo”).

In Asia, i cristiani vengono perseguitati non solo da fondamentalisti islamici e Indù, ma anche dai regimi comunisti di Cina e Corea del Nord: nel 2014 la Repubblica Cinese ha iniziato a mettere in atto un progetto di contrasto alla diffusione del cristianesimo demolendo chiese e simboli religiosi cristiani, con gravi pene in caso di opposizione. In Corea del Nord, dal 2015 un numero di cristiani fra i 50 mila e i 70 mila sono stati rinchiusi in campi di lavoro forzato. Intanto, in Pakistan è tristemente diffusa la pratica del rapimento-stupro di donne e ragazze cristiane per forzarne la conversione all’Islam.

Come sarebbe ovvio supporre, nessuna etnia o religione andrebbe mai perseguitata, eppure i media si concentrano poco sulla divulgazione di queste notizie, favorendo un’informazione parziale e spesso distorta. Nella speranza che vi sia un giorno un mondo in cui diversi credo possano coesistere, è giusto che si parli più spesso anche di ciò che viene normalmente lasciato in ombra dall’informazione.

Davide Cavaliere

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