Chi è il Presidente della Repubblica e cos’è l’impeachment

Articolo 87 Costituzione: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.”

L’articolo prosegue con l’elencazione dei suoi poteri: promulga le leggi, nomina i funzionari di Stato, riceve i rappresentati diplomatici e ratifica i trattati internazionali, ha il comando delle Forze armate, può concedere grazia e commutare le pene… La sua figura, cioè, ricorda quella del re, di cui nell’evoluzione costituzionale è l’erede. Essendo rappresentante della Nazione nella sua totalità, egli è sganciato dalla logica partitica della maggioranza-opposizione, rivestendo invece una posizione autorevole e super partes.

La Costituzione non dice qual è il ruolo del Capo di Stato, ossia non precisa se debba limitare al minimo le ingerenze, oppure se possa essere un organo più attivo. Si è parlato a tal proposito di poteri “a fisarmonica”: il ruolo del Presidente della Repubblica oscilla tra un “organo di garanzia” e un “reggitore dello Stato nei momenti di crisi”1, e lo fa in base alla forza o alla debolezza delle forze politiche. Se il Governo è fragile a causa degli instabili rapporti tra i partiti (e anche della conflittualità interna agli stessi partiti), allora il suo potere si espande ed egli prende rilevanti decisioni. Se invece le forze politiche sono stabili e forti, allora il Presidente della Repubblica “si ritrae” in un ruolo di garante del rispetto della Costituzione. Quando diciamo questo non parliamo di ipotesi astratte: ai tempi della DC – quando le coalizioni si formavano dopo le elezioni – il ruolo del Presidente della Repubblica era incisivo nell’individuazione di un Presidente del Consiglio dei ministri che garantisse una maggioranza; mentre con il passaggio alle logiche maggioritarie il suo ruolo si è fortemente ridotto, ed egli si è limitato a certificare una scelta già operata dal corpo elettorale.

Veniamo ad argomenti più spinosi, che hanno infiammato il dibattito politico italiano delle scorse settimane.

Art. 92 secondo periodo Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”

Il dettato costituzionale è volutamente conciso (la Costituzione non scende mai nel dettaglio, in modo tale che possa essere applicata con sfumature differenti). Può un Presidente della Repubblica non accogliere la proposta di un ministro? Può, ed è già successo. Quello su cui semmai si può discutere è se nel caso concreto questa scelta sia stata legittima: siccome il Presidente della Repubblica non può compiere scelte politiche, si può discutere se il rifiuto a Savona come ministro dell’Economia sia stata una scelta politica oppure no. Ovviamente la risposta a questa domanda è tutto fuorché semplice.

Passiamo al famoso impeachment. Abbiamo innanzitutto risolto il dubbio su come si scriva, ma era un dubbio inutile dal momento che il nostro ordinamento lo chiama messa in stato di accusa (è un istituto che però deriva effettivamente dai modelli anglosassoni). È necessario premettere che, per scelta della Costituzione, il Presidente della Repubblica non risponde (di fronte a un giudice) degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni; le uniche ipotesi di responsabilità penale del Capo dello Stato sono quelle di alto tradimento e di attentato alla Costituzione. Le formule altisonanti che sono state utilizzate dalla Costituzione fanno capire che si tratta di ipotesi gravissime: deve trattarsi di sovversione dell’ordine costituzionale, e conseguentemente di “alto tradimento” (è difficile immaginarsi queste due ipotesi come a sé stanti, probabilmente sono un’unica figura). Nel caso in cui si sospetti la commissione di questi reati, si segue la seguente procedura:

  • viene costituito un Comitato che – proprio come un pubblico ministero – esegue un’indagine. Al termine dell’indagine se ritiene l’accusa infondata archivia, in caso contrario presenta una relazione al Parlamento.

  • Il Parlamento in seduta comune vota sulla messa in stato di accusa. Se la maggioranza del Parlamento l’ha votata, si passa all’ultima fase.

  • La Corte Costituzionale decide se c’è stato o meno alto tradimento o attentato alla Costituzione.

In Italia la procedura di impeachment è stata evocata due volte, nel ’78 e nel ’92, ma mai ultimata.

Vorrei concludere con una considerazione personale, che quindi va presa come tale: non mi sembra che il comportamento del Presidente Mattarella integri quelle gravissime ipotesi di cui abbiamo parlato, ma siamo abituati ai processi mediatici – privi di contraddittorio e privi di garanzie – e così poco fa, prima che il Governo venisse formato, anche se non si è dato seguito alla procedura e nessun giudice ha parlato, il nome di Mattarella si è trovato vicino a “traditore della Costituzione”.

1 Espressioni rispettivamente di Galeotti e di Esposito.

Silvia Gemme

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