Mi spiace iniziare questo articolo con un (alquanto brutto) gioco di parole, ma è il film stesso a presentare così il suo protagonista: Solo è l’ennesimo spin-off che Disney ha messo in cantiere per mungere milioni di appassionati in tutto il mondo, esattamente come Rogue One nel 2016. Ma, se possibile, questo Solo funziona ancora meglio di quanto non avesse fatto Rogue One.
Dopo averci raccontato per decenni le vicissitudini della galassia lontana lontana, negli ultimi anni la Lucas Arts (o dovrei dire la Disney) si è focalizzata anche su una serie di spin-off che potessero approfondire storie minori o retroscena di alcuni personaggi che per motivi di spazio non si ha mai avuto occasione di raccontare. É stato questo il caso di Rogue One, un paio di anni fa, e di Solo, adesso.
Per riassumere al massimo la trama, Solo racconta la storia di Han (o Ian per i nostalgici) Solo, del come abbia conosciuto il suo fedele amico Chewbecca, della famigerata rotta per Kessel in dodici parsec e di come sia entrato in possesso del Millennium Falcon, riassumendo tutto in una trama coerente con una spolverata di romanticismo appena accennato. La pellicola deve raccontare un sacco di roba, la carne da mettere al fuoco è tanta e il rischio di far infuriare orde di fan è dietro l’angolo, ma la sceneggiatura è ben scritta, il tutto fila liscio come l’olio, in un contesto coerente con l’universo Star Wars rimanendo sempre fedele tanto all’atmosfera quanto ai personaggi di Han, Chewbe e Lando (*coff coff* Donald Glover).
La regia si presenta sempre senza sbavature, nonostante Ron Howard sia al timone della baracca da poco più di un anno, dopo il licenziamento dei primi due registi Phil Lord e Chris Miller; la colonna sonora, come in ogni Star Wars, è sempre simile a se stessa ma abbondantemente collaudata; persino il cast funziona, nonostante alcune malelingue avessero fatto trapelare che il protagonista Alden Ehrenreich avesse dovuto prendere lezioni di recitazione. Il film, in definitiva, è molto godibile, soprattutto nella seconda parte dove si stuzzica di molto la vena nostalgica dei fan. Ma allora perché ha fallito?
Secondo alcuni analisti, Solo sarà il primo film del franchise di Star Wars a rappresentare una perdita di circa cinquanta milioni per la Disney: non molto per la major che nel 2018 ha già guadagnato quasi 4 miliardi di dollari (quattro miliardi, avete letto bene) con Black Panther e Avengers, ma comunque abbastanza per mettere in allarme gli addetti ai lavori. C’è chi dice che il film abbia sofferto di una campagna promozionale non all’altezza, chi invece affermi che uscendo in contemporanea ad altre pellicole, quali ad esempio Deadpool 2, abbia goduto di poca attenzione da parte del suo pubblico.
Per quello che ci riguarda Solo è l’ennesimo esperimento riuscito di Disney e ne consigliamo caldamente la visione a chiunque. Ma un po’ ci piange il cuore che il film non abbia ricevuto il successo che merita: se Rogue One era stato osannato dalla critica per come fosse riuscito a raccontarci una bella storia di guerra e sacrificio pur restando coerente con il contesto, Solo tratta un argomento ancora più spinoso (il background di uno dei personaggi principali della saga è sempre un campo minato) in maniera ancora più elegante, ma si perde purtroppo nella prima metà della pellicola.
Luca Negro




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