L’uso di droghe in Italia e la legalizzazione

Il dibattito sulla legalizzazione delle droghe, soprattutto quelle leggere, è da qualche anno sempre più vivace, e se ne parla spesso – in assenza di temi più scottanti – anche nel Belpaese.

Rispetto alla media europea, l’Italia ha una media piuttosto bassa di consumo di droghe (leggere e pesanti), che va abbassandosi sempre più dagli anni ‘90, dopo aver conosciuto un picco nel 2008, l’anno di più grave crisi economica. Tra queste, la più venduta e consumata è la cannabis, ossia una cosiddetta “droga leggera” che ha delle percentuali nettamente più alte di cocaina, ecstasy ed eroina.

Abbassandosi la percentuale di consumatori, soprattutto di droghe “pesanti” come eroina e cocaina, in voga negli scorsi decenni, si sono per fortuna abbassate anche le morti per overdose o infezione, ridottesi quasi della metà in dieci anni. Occorre precisare che con droghe si vogliono indicare quelle sostanze stupefacenti, illegali in Italia, che creano dipendenza; proprio come sigarette e alcol, che però sono socialmente accettate in tutta Europa, anche nei loro abusi, pur creando molte più vittime.

Viste le percentuali minime di consumo di droghe pesanti, dobbiamo quindi preoccuparci di quelle leggere, dato che tra i giovani circa il 20% fa uso saltuario di cannabis?

Molti studi ritengono che l’uso di cannabis non sia dannoso, anzi, viene usata in alcune circostanze come palliativo, venduta quindi a scopo medicinale. In Italia ci sono però due problemi, legati a filo doppio con la questione dell’illegalità di questa droga: il primo è che hashish e cannabis, trasportate e “tagliate” insieme a molte altre droghe da impianti mafiosi, vengono a contatto con chissà cosa, tanto da portare il consumatore a non sapere letteralmente cosa si stia fumando; il secondo è che, essendo la vendita gestita da mafie che hanno come solo interesse venderne di più, di anno in anno la cannabis che arriva in mano agli spacciatori contiene sempre più THC, ovvero la sostanza che “sballa” e crea dipendenza (e ansia e paranoia), e di conseguenza sempre meno CBD, la sostanza “benefica” rilassante. I dati sugli effetti delle droghe leggere e pesanti sul corpo umano sono comunque sempre molto fallaci, perché è molto difficile investigare efficacemente su qualcosa che non è reperibile legalmente.

A partire dal fatto di dare soldi alle mafie, ci sono molti argomenti contro l’acquisto di cannabis nel nostro paese, ma nonostante ciò il consumo non diminuisce in modo sensibile, e non diminuirà.

Una strada, quella della legalizzazione, sembrerebbe poter risolvere almeno il problema della sicurezza del consumatore riabbassando il livello di THC, e – da quanto si può osservare nei paesi in cui le normative sono cambiate – pare non farebbe aumentare il numero di consumatori, ovviamente stimati.

Che la legalizzazione della cannabis sia un piccolo passo verso qualcosa di meglio? Non possiamo saperlo, ma una cosa è certa: l’Italia, adesso, non è pronta.

Anna Contesso

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