Arctic Monkeys: Rock’s Not Dead

Si può tranquillamente affermare che gli Arctic Monkeys sono una delle uniche (se non ultime) band rock moderne. In un mondo dominato dal genere pop, ma anche dal rap e dalla trap, il caro e vecchio rock sta lentamente morendo. E’ sempre più difficile trovare dei veri e propri gruppi musicali, quelli in cui gli strumenti hanno ancora un valore e vengono suonati davvero. C’è una bella differenza tra assistere ad un concerto con (bella) musica suonata dal vivo e guardare un cantante che si esibisce su una base registrata. I concerti della band inglese sono un tributo alla musica di una volta, richiamano atmosfere decadenti con accenni a melodie punk. Se album come Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not e il più celebre e recente AM sono quelli che hanno definito lo stile della band, conquistando un certo tipo di pubblico, ci sorprendono con l’inaspettato Tranquility Base Hotel & Casino, il loro ultimo disco. Si tratta di un album totalmente diverso dai precedenti, per questo ha suscitato reazioni controverse; da una parte i fan più fedeli, affezionati al primo periodo, non lo hanno capito e apprezzato, altri invece lo considerano il salto di qualità di un gruppo che ha finalmente mostrato la propria maturità e originalità. L’inconfondibile chitarra degli inizi viene sostituita da un pianoforte che ricorda atmosfere da bar, un bar nello spazio però; impossibile non citare David Bowie, che salta subito alla mente ascoltando le note quasi mistiche e distorte di questo singolare album, dove convivono passato e atmosfere futuristiche, tra lusso e degrado. Non è facile abituare il proprio orecchio a un tipo di musica che non ci si aspetta, infatti al concerto del 4 giugno 2018 a Milano i fan erano indecisi; le canzoni delle origini, quelle più “ballabili”, erano accompagnate da urla e un’ eccitazione generale, ma tra un pogo e l’altro sbucavano timidamente le tracce del nuovo album, che riportavano la quiete e uno straniante silenzio. Il cantante, Alex Turner, è irriconoscibile sul palco, si comporta come un artista consapevole di aver raggiunto la sua pienezza artistica: una leggera aria di superiorità, elegante completo e un improbabile occhiale da sole (che maneggia con discreta sensualità). Nel complesso il concerto è un’esperienza eterogenea e coinvolgente; gli Arctic Monkeys hanno deciso di non rischiare investendo con troppe nuove tracce un pubblico che non vede l’ora di dimenarsi sotto le note di “I bet that you look good on the dancefloor”. I giovani musicisti tentano di accontentare tutti, mentre iniziano a proporre cautamente le novità per abituare il pubblico a suoni diversi. Con questo album gli Arctic Monkeys hanno deciso di rischiare, hanno abbandonato la precedente “base sicura” dimostrando audacia e sfrontatezza: è questo lo spirito giusto per mantenere vivo il rock, un genere che si nutre di innovazioni e conserva uno spirito ribelle e indipendente.

Eleonora Grossi

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