La lingua in Africa, uno strumento sociopolitico

I sistemi linguistici adottati dai singoli paesi rappresentano tendenzialmente il frutto di un processo più o meno naturale che, nella sua diacronia, ci permette di ricostruire il passato storico di un determinato paese. Ma in un continente come l’Africa, dove l’identificazione identitaria è profondamente legata alla collettività, la lingua è stata uno dei principali strumenti utilizzati dai governi per il raggiungimento dei loro obiettivi. La lingua infatti, oltre a essere il principale mezzo di comunicazione, è uno strumento potentissimo, in grado di abbattere barriere socioculturali, così come di innalzare muri tra popolazioni, ponendo tra di esse un enorme ostacolo. Esempio lampante è il caso degli Afar, popolazione gibutina, la cui lingua si estendeva fino all’Etiopia e all’Eritrea. Nel 1991, anno dell’Indipendenza eritrea, per scrivere la lingua afar il governo decise che si sarebbe dovuto utilizzare l’alfabeto somalo. Questa scelta, apparentemente poco rilevante, in realtà ha un grade peso a livello politico. Infatti il timore del governo eritreo era proprio che le popolazione afar, potendo comunicare con facilità e quindi andando a creare una più forte entità culturale, avrebbero potuto acquisire una maggior forza politica e sociale, creando un potere che avrebbe infastidito le autorità governative.

Caso analogo si registra in Etiopia, dove, secondo i dati riportati da Ethnologue, si parlano più di novanta lingue diverse. Per la scrittura dell’etiopico classico e delle lingue semitiche etiopi, si utilizza il Ge’ez, un sillabario che risale al III secolo d.C. La scelta di utilizzare o meno questo sillabario è stata oggetto di numerose polemiche, in quanto scegliere questa scrittura, a livello politico, simboleggia un’adesione simbolica alla religione copta e al passato regime, totalitario e repressivo. La religione copta, inoltre, rappresenta solo una minoranza della popolazione etiope. La scelta apparentemente più moderna  e neutra è quella di prediligere i caratteri latini.

Affine è quanto accade nei fenomeni di prestito , ovvero quando una lingua assume materiale lessicale da un’altra lingua, inserendolo nel proprio dizionario. Esemplare è la parola oromo per ‘libro’. La popolazione oromo, in Etiopia, è in secolare competizione con gli amara, altra etnia predominante nel paese. Proprio per tale motivo, ovvero  per evitare ogni tipo di identificazione con quest’ultimi, gli oromo hanno optato per utilizzare il termine arabo kitab. Infatti la parola araba, provenendo da una realtà più lontana, non avrebbe creato conflitti.

Questi sono solo alcuni degli innumerevoli esempi di questo fenomeno, che dimostra come la comunicazione sia la base su cui si fonda la società, e di quanto  dietro a scelte apparentemente superficiali si celino motivazioni profonde di cui è importante essere consapevoli.

Emma Battagliw

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Khalid Valisi ha detto:

    Molto interessante, io feci la mia tesina proprio sulla decolonizzazione delle menti, se vuoi posso consigliarti dei libri che avevo comunque intenzione di portare sul mio blog. Potrei dirti Fanon e faresti subito e in fretta ma Ngugi wa Thiong’o penso che sia più azzeccato. È uno scrittore e intellettuale keniota che ha combattuto per far reintrodurre in Kenya le lingue native al posto dell’inglese

    Mi piace

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