Un elegante provocatore

Martedì 25 giugno 1974, gli italiani trovarono in edicola un nuovo quotidiano: “Il Giornale”. A fondarlo, fu “l’elegante provocatore” Indro Montanelli. Classe 1909, corrispondente durante le guerre coloniali dell’Italia fascista in Africa, fedele al Fascismo ma non conformista, insieme a Mino Miccari ruppe con le posizioni ufficiali del Regime. In particolare, si schierò contro il razzismo hitleriano e di alcuni esponenti di spicco della dittatura. Benché fascista, come inviato di guerra in Spagna, aiutò un esponente anarchico, il gesto venne ricompensato da «El Campesino», capo anarchico della 46ª divisione. Rientrato in Italia, il Ministero della cultura popolare con l’intervento diretto di Mussolini, lo cancellò dall’albo dei giornalisti per l’articolo sulla battaglia di Santander, considerato offensivo per l’onore delle forze armate italiane. Gli fu anche tolta la tessera del partito, che mai più riottenne. Durante la seconda guerra mondiale, servì come inviato in tutti i principali fronti. Alla caduta di Mussolini, non aderì alla Repubblica sociale italiana e tentò di entrare nel gruppo clandestino di Giustizia e Libertà, ma venne catturato dai tedeschi e riuscì a scampare la fucilazione. Nel dopoguerra, Montanelli si distinse per il suo acceso anticomunismo e divenne amico personale dell’ambasciatrice americana, Clare Boothe Luce, dello scrittore Dino Buzzati e di due autorevoli rappresentanti del conservatorismo italiano: Leo Longanesi e Giuseppe Prezzolini. Nel 1956 la sua attività d’inviato per il Corriere della Sera, lo portò a Budapest, dove fu testimone della rivoluzione ungherese e nel 1959 fu protagonista della prima intervista rilasciata da un Papa ad un quotidiano laico. Dalle colonne del quotidiano milanese, Indro Montanelli scrisse che l’uccisione del commissario Luigi Calabresi era la conseguenza di una campagna diffamatoria, scatenata dall’estrema sinistra e sostenuta da molti intellettuali e a seguito dell’attentato alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, scrisse a favore di Israele e del sionismo. A seguito di queste prese di posizione e di divergenze con la direzione del Corriere della Sera, Montanelli abbandonò il quotidiano nel 1973. Come già scritto, nel 1974 fondò Il Giornale, che aggregò le migliori menti liberal-conservatrici nazionali e internazionali: Sergio Ricossa, Renzo De Felice, il nemico intellettuale di Sartre: Raymond Aron, Jean-Francois Revel, il vincitore del premio Strega, Guido Piovene, il filosofo Nicola Abbagnano e molti altri. A causa del suo anticomunismo, il 2 giugno 1977 Montanelli venne “gambizzato” a Milano, dalla colonna milanese delle Brigate Rosse. Sin dalla fine degli anni Settanta, Montanelli intrattenne rapporti con Silvio Berlusconi, ma non ne condivise la “discesa in campo” e i rapporti fra loro si deteriorano. Fino all’abbandono de Il Giornale, che nel frattempo divenne proprietà di Silvio Berlusconi. Nel 1994 fondò il quotidiano “La Voce” e ritornò a scrivere per il Corriere della Sera. La sua linea politica rimase inalterata: avverso alle sinistre post-comuniste, tendenzialmente filoamericano, liberale e critico delle pulsioni secessioniste del nord d’Italia (fu anche autore di una monumentale storia d’Italia). Montanelli fu un italiano anti-italiano, un fustigatore dei costumi nazionali, un acuto critico del Bel Paese e dei suoi vizi. Fu di destra ma non adorò né Dio né patria né famiglia, orgogliosamente provinciale e paesano, un po’ fascista, donnaiolo e vanitoso. La sua vita fu un’avventura, affrontata con sagace umorismo, moderato qualunquismo e disincanto. Era amato dai conservatori e dalla borghesia, ma lui era affascinato dai ribelli, dai rivoluzionari e da Wanda, la donna di piacere. Montanelli si spense il 22 luglio 2001 e lasciò ai posteri l’amore per lo stile e per la dialettica.

Davide Cavaliere

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