Sviluppi culturali negli anni 60: la ricerca dell’identità per mezzo della rivoluzione consapevole

Negli anni sessanta del novecento lo sviluppo dell’arte e più genericamente della cultura subisce un processo di radicale cambiamento. Il soggetto diventa fruitore dell’elaborato artistico, diviene protagonista attivo del suo sviluppo nel concreto. Il confronto che nasce da questo scontro di dimensioni un tempo separate si concretizza  nello sviluppo del pensiero dell’elite culturale di quegli anni.

Lo scrittore torinese Edoardo Sanguineti ne costituisce un caso esemplificativo. Nella sua opera, infatti, è evidente la volontà di reinterpretare la realtà attraverso un confronto diretto con essa. Il Sanguineti è uno scrittore affermato ed  ossessionato dalla raccolta delle parole. Egli si definisce un “lessicomane”: intercetta la parola, sviluppa un’approfondita ricerca su di essa e poi la utilizza in modo rivoluzionario nella sua stessa scrittura. Ciò avviene con consapevolezza ed è appunto frutto di un’iniziale ricerca. Il nostro artista fruisce della realtà, come un artigiano che conosce perfettamente la materia utilizzata e la manipola al fine di creare nuovi elaborati.

L’ atteggiamento che Sanguineti sviluppa nei confronti della scrittura può essere trasposto nella sfera artistica: come la parola, l’opera d’arte racchiude diverse realtà praticate e praticabili. Nel segno dell’artista è racchiusa la sua persona. L’osservatore, però, ispirato da questa verità è invitato a ritrovarvi anche se stesso, come in uno specchio. La propria immagine si rinnova di fronte a legami da sempre celati che ora improvvisamente si svelano. Sanguineti chiama questo processo “travestimento”: l’arte, la scrittura, il cinema, l’espressione culturale racchiudono l’intimità dell’artista. Le maschere che definiscono la sua opera si sviluppano nel tempo e nello spazio. La dimensione in cui prende forma la dimensione dell’arte è la nostra stessa, siamo i demiurghi delle maschere che riconosciamo nel gesto spontaneo dell’artista. Possiamo dunque riconoscerci in queste verità, percorrerle e grazie ad esse riscoprirci. Possiamo rinnovare noi stessi con consapevolezza e libertà al fine di svelare un’intimità occultata dalla tradizione.

Il fine ultimo di questo percorso attivo e completo nel reale  è la definizione del sè, la scoperta dell’hapax: scoprendo i legami con il generale emerge indirettamente ciò che se ne discosta. Nello scarto con la tradizione risiede l’eccezionale.

Ecco che attraverso le personalità cardine di quegli anni si concretizza la volontà di rinnovare la sfera culturale al fine di fare emergere l’identità, l’hapax che non ha storia se non la nostra, che non si concede al fraintendimento. La ricerca di questa sostanza impegna l’artista, lo spettatore, Sanguineti e tutte gli intellettuali di questo periodo. Il risultato degli sforzi compiuti è un’opera ricca e profonda dalla quale emerge l’impegnato tentativo di ordinare il caos che risiede oltre la superficie del reale. Questo però deborda e ci soverchia e nell’ultimo tentativo di organizzarlo ci ritroviamo analogamente disgregati.

Angela Calderan

 

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